New York, 1983: un nero uccide un bianco a freddo, poi si fa arrestare. In casa sua viene ritrovata una testa di pietra riconosciuta come appartenente ad una statua situata a Firenze, in Italia.
Toscana, 1944: i soldati afroamericani del 92° battaglione dei Buffalo Soldiers si trovano a dover affrontare da soli un'intera linea di sbarramento tedesca presso il fiume Serchio. I pochi che riescono ad attraversare il fiume si ritrovano bloccati e persi, e cercano ospitalità in un vicino paese.
Spike Lee firma il suo nuovo lavoro e questa volta sceglie come teatro della vicenda l'Italia della Seconda Guerra Mondiale, ispirandosi al romanzo di James McBride che ha curato anche la sceneggiatura del film. Miracolo a Sant'Anna si caratterizza ben presto come un'opera estremamente eterogenea, eclettica e un po' schizoide. Alla base di tutto, per farci capire che stiamo pur sempre guardando Spike Lee, troviamo il solito background di denuncia sociale che caratterizza più o meno tutti i suoi lavori. E così ci sono i soldati americani neri mandati allo sbaraglio, maltrattati ed abbandonati dai loro commilitoni bianchi. Ma questa volta siamo ben lontano sia dalle claustrofobiche atmosfere de La 25ª ora sia dalle adrenaliniche situazioni di Inside Man, ultimo lavoro di Lee prima di Miracolo a Sant'Anna.
Questa volta, il buon regista di Atlanta tenta di fondere ed amalgamare insieme generi molto diversi tra loro: le prime scene fanno pensare ad un promettente thriller, ma si vira subito in qualcosa che assomiglia molto ad un modo neorealista di fare cinema, anche se contaminato da giocose trovate "alla Benigni", per poi concludere con un melenso finale strappalacrime stile polpettone melodrammatico. Questo coraggioso lavoro di composizione riesce fino ad un certo punto, dal momento che è piuttosto facile avvertire, durante la proiezione del film, un senso di frammentazione di ciò che si sta vedendo, come se i vari filoni in cui l'opera è divisa non riuscissero a comporsi in un'impostazione stilistica coerente. A tutto questo sono da aggiungere fastidiosi flashback annidati tra loro che, sebbene non minino la comprensibilità del film, risultano anch'essi abbastanza macchinosi. E inoltre, nelle sequenze ambientate nei paesi italiani in cui i soldati americani fraternizzano con la popolazione locale, il comportamento dei nostri compatrioti è ricreato all'insegna dello stereotipo, e in generale Lee si abbandona in più di un'occasione a scene di una ingenua banalità che non sembra appartenere al regista. Le cose cambiano quando si parla di azione. Qui Spike Lee riesce a dare il suo meglio e tira fuori tutta la sua immensa classe, regalandoci sequenze belliche di raro valore.
Un film controverso quanto le polemiche che ha sollevato, questo Miracolo a Sant'Anna. Non il film più bello di Spike Lee, ma probabilmente il più ambizioso. Una buona prova, ma la prossima volta si può fare di meglio.
Voto: 7,5
domenica 5 ottobre 2008
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