Film MachineMission: Impossible 3
del Ladro di Biciclette
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Alcuni aneddoti contro il rischio di una fascinazione eccessiva: Non vi sembra un po' pretestuoso l'atteggiamento del critico che pretende di sapere meglio del cineasta cosa questi avrebbe dovuto fare per restare coerente con se stesso e con la sua presunta "poetica" da serial tv? M:I-3 è un film dispari ma resta un lavoro alimentare. Vedendolo, ti sembra che J.J. Abrams abbia acquisito più sicurezza ma che il suo tentativo di trasporre nel cinema americano mainstream le forme e i temi del suo Alias gli sia riuscito poco. Ha perso la plasticità, la scioltezza nella messa in scena. Ci si aspettava tanto a livello di struttura, invece Alex Kurtzman, Roberto Orci e lo stesso Abrams hanno contribuito a banalizzare il tutto. Il risultato è una trama troppo rigida e poco oliata. I personaggi sono unidimensionali, non si prova trasporto, non ti identifichi con loro. Se almeno nel numero due ti ricordavi che uno dei cardini del cinema di Woo è sempre stata la non vulnerabilità dell'eroe, la sua voglia di sacrificio, questo creava un'emozione intensa, perché sapevi che l'eroe poteva morire. Invece qui ci si appiattisce sui codici del cinema americano d'azione. E' impensabile che Tom Cruise muoia a metà film, perciò lo spettatore sa esattamente cosa accadrà. Il fattore sorpresa è cancellato, rimosso. E questo è già accaduto fin da qualche episodio di Alias. Abrams non convince nemmeno come scelta degli attori. Quando vedi Cruise impegnato in scene di combattimento o di rincorsa ti sorprende per la lentezza. Se calcia un avversario capisci al volo che il nemico è stato aggiunto in fase di montaggio, quando raggiunge il ponte, sale sul tetto di un'auto e spara all'elicottero fa ridere. Non è il corpo che può incarnare la forza e la tragicità di un eroe. Nello scivolare delle sue abbondanti due ore di durata, la forma perde il pathos e la forza evocativa. Si sta solo attenti a compiacere l'industria. La critica plaudente di questo film, che già c'è, è paradigmatica di come si guarda al cinema oggi. Film ad alto budget come M:I-3, Il Codice Da Vinci e Poseidon sono solo lo specchio dei capitali che li producono. Ma la critica si prostra e giustifica il loro successo con strumenti vistosamente sproporzionati all'oggetto. La solita ratifica dell'esistente. Si, in queste parole c'è l'eco di una vecchia posizione snobistica e aristocraticistica che ama il cinema solo quando è piccolo, minoritario, marginale. Solo quando lo conosci tu e i tuoi due amici, e il conoscerlo ti consente di autoattribuirti un'identità "forte", basata sul malcelato disprezzo per tutti coloro che non fanno parte della setta iniziatica di quei pochi che attingono al Graal della vera conoscenza filmica. Della purezza d'autore non ce ne frega niente. VOTO: Opto per un 5,5 ("Chimera") ma ho ancora tempo per modificare il giudizio su un film che vedrò giusto fra due ore (!)...
sabato 6 maggio 2006 Ogni autore è pienamente responsabile del contenuto delle sue opere. |
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