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Nero bifamiliare

di Andrea Sorcinelli

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Trama e recensione Nero bifamiliare

Marina e Vittorio, da poco felicemente sposati, decidono di comprare casa nonostante le difficoltà economiche dovute all'instabilità del lavoro di Vittorio ed alla precarietà delle sue idee. I due sposini si insediano così a Valle Serena, fantomatico residence che sembra dotato di tutto ciò che una giovane coppia possa desiderare. A guastare la festa ci pensano degli strani, curiosi e ambigui vicini...

Non ci si può credere. Ormai non ci si sperava più ma è successo. Il Cinema Italiano ha deciso che è stanco di farsi mettere i piedi in testa da registucoli privi della benché minima dote espressiva o ricerca visiva. Con Nero bifamiliare, anni e anni di totale nulla cinematografico urlano vendetta e si riscattano. Abbiamo di fronte a noi un capolavoro, signore e signori. Federico Zampaglione, leader della band Tiromancino, si improvvisa regista e crea qualcosa che i più blasonati registi nostrani non possono nemmeno permettersi di sognare la notte. In questo film c'è tutto. E' praticamente perfetto e curatissimo in ogni dettaglio, e le parole da consumare non sono molte. La sceneggiatura è ineccepibile, straordinaria: originale e classica allo stesso tempo, riesce a mixare alla perfezione elementi tipicamente da commedia italiana con novità e freschezza, autentici schiaffi che non possono non lasciare piacevolmente sorpreso anche il più disilluso degli spettatori. A metà tra I vicini di casa (con Dan Aykroyd e John Belushi... qualcuno se lo ricorda?) e La finestra sul cortile di Hitchcock, la narrazione parte come commedia per poi glissare, di tanto in tanto, sul più elegante noir paradossale, non disdegnando stupende e commoventi digressioni oniriche in stile puramente lynchiano. Incredibile... lo stile di David Lynch in una produzione italiana, eppure è così. E non è tutto, le citazioni si sprecano e tra le tante troviamo anche una sequenza girata in pieno stile Sergio Leone. La regia poi è superba. Ogni inquadratura, signore e signori, dall'inizio alla fine del film è un'autentica perla di bellezza, una pagina di cinema. Dall'inizio alla fine, Zampaglione non perde un colpo, non sbaglia un fotogramma. I personaggi sono caricati in maniera sublime e originale, ognuno capace di esprimere contraddizioni e dubbi di una società allo sbaraglio con naturalezza ed ironia. Gli attori si immergono nei loro panni con convinzione e cognizione di causa, e tutto gira alla perfezione. Nulla è lasciato al caso, nessun dettaglio è trascurato o trascurabile. La grazia e il gusto visivo sprigionati dalle scene di Zampaglione hanno una carica ed una freschezza commoventi, se li paragoniamo alle altre produzioni italiche di recente (e non) uscita. Paradossalmente, l'unica pecca della pellicola risiede proprio nella dimensione sonora; in effetti i dialoghi e i rumori di scena, probabilmente catturati quasi sempre in presa diretta, si presentano con una qualità sinceramente scadente, a tratti quasi imbarazzante.
Ma non ci importa, non in un film come questo. L'ho detto e lo ripeto: Nero bifamiliare è un capolavoro. E' perfetto, coinvolgente, originale, fresco e maturo. O semplicemente, è bello. La speranza che rinasce in me per il cinema italiano è potente dopo la visione di questo film, e spero non venga delusa. Il fatto che sia stato scritto e girato da un tizio che fino a ieri non sapeva nemmeno cos'era una macchina da presa e scriveva canzoni, dovrebbe forse farci balzare in mente l'idea che è ora passata di mandare a casa baroni e baronetti della pellicola made in Italy, fossilizzati da anni in cinema di parole e facili sentimentalismi; disprezzo dell'immagine.

Lo spirito dei grandi del cinema vive nelle nuove leve. Vive in chi, con spontaneità, naturalezza ed autentica passione prende in mano la macchina da presa e, con voce tremante per l'emozione, grida: "Azione!"

Voto: 9

martedì 17 aprile 2007

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