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Non è un paese per vecchi

di Andrea Sorcinelli

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Trama e recensione Non è un paese per vecchi

Quando Llewelyn Moss trova per sbaglio due milioni di dollari circondati da cadaveri messicani, il gioco ha inizio. Da una parte Llewelyn e sua moglie che cercano di aver salva la vita, dall'altra un killer psicotico e pazzo che non ha nessuna intenzione di lasciarli in pace. E poi tanta altra gente, che per un motivo o per l'altro finisce nell'onda d'urto dei due milioni.

Salutato come film evento dell'anno, questo Non è un paese per vecchi segna il ritorno sulle scene dei terribili fratelli Joel ed Ethan Coen, un ritorno a dir poco controverso, dato il film. Sia innanzitutto chiaro che questo è un film "made in Coen" al 100%, il che implica storia lineare raccontata in modo non lineare, personaggi con tanti vizi e poche virtù ironici e spaventosi al tempo stesso, dialoghi carichi di significato, ecc. I Coen scelgono di raccontare una storia in forma pura, semplice ed essenziale. Niente musica, niente effetti speciali digitali, niente soluzioni di montaggio volte ad alterare la linearità della vicenda; solo decisi stacchi di inquadratura. Persino i dialoghi sono dosati con estrema parsimonia, così che a raccontare la storia sono, per la maggior parte, gesti e suoni prodotti dai personaggi. Difficile non apprezzare la sobrietà di questa opera, impreziosita dalla raffinata regia dei fratelli Coen e dalla muta espressività dell'ottimo cast coinvolto nella produzione.
Questo film, comparato a tutte le più recenti produzioni stragonfie di esplosioni, marce trionfali ed ogni tipo di orpello, dà l'impressione di un profondo respiro di aria fresca; quello che vediamo è vita ripresa dalla telecamera, con pochi fronzoli ma un grande stile. Un approccio quasi realista ma non per questo privo della cura dell'immagine, e comunque stemperato dalla celebrazione della follia. Ma l'elemento che veramente conferisce un grande valore a Non è un paese per vecchi sono le doti narrative dei Coen e la struttura della sceneggiatura: una storia narrata per gesti e campi lunghi, per frasi sottintese e sottaciute, come se la macchina da presa fosse capitata lì per caso e semplicemente documentasse lo svolgersi degli eventi. Ma in questo i Coen esagerano un pochino. L'esaltazione dei silenzi e dei tempi lunghi spesso rallenta troppo la narrazione, e anche quest'ultima non è esente da problemi: per quanto raccontata con uno stile divino, la storia di per sé è poco interessante e poco coinvolgente, e se a questo aggiungiamo l'approccio lento e sobrio scelto dai registi, non è difficile capire come questo film possa diventare un'esperienza a dir poco pesante.

Un bel film, una mirabile prova di abilità cinematografica, ma non un capolavoro. Una pellicola a tratti ridondante ed eccessivamente lenta e cadenzata, a prescindere dalle intenzioni dei suoi realizzatori.

Voto: 7,5

lunedì 25 febbraio 2008

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