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Paranoid Park

di Luca Alessandroni, Stefano Montini

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Trama e recensione Paranoid Park

C'è stato un tragico incidente, o forse un brutale omicidio vicino a Paranoid Park, la pista per skaters virtuosi: un guardiano notturno è stato falciato da un treno in movimento. Le indagini della polizia si concentrano sulla scuola di Alex, un adolescente a cui sembra essere capitato qualcosa di brutto...

Gus Van Sant ripete se stesso clonando il suo Elephant: stessa ambientazione, stessi personaggi e stessa regia. Ma quello che Paranoid Park perde in originalità, lo acquista in caparbietà e stile visivo. L'urgenza comunicativa bandisce ogni ridondanza, e la macchina da presa resta incollata ad Alex dall'inizio alla fine del film. La musica copre tutte le parole pronunciate meccanicamente e i colori pastello alleggeriscono la gravità d'animo del protagonista, l'ennesimo Alex cinematografico un po' poetico un po' anarchico, ma più che mai bisognoso di essere raccontato.

Lo stile di Van Sant paradossalmente rimane il suo unico limite. I suoi tempi, non morti ma decisamente dilatati, lo allontanano dai giovani che, al contrario, dovrebbero essere il suo pubblico. Così rischia seriamente di diventare un "maestro", quando invece i suoi film avrebbero solo bisogno di un "regista fico".

Voto: 7

martedì 11 dicembre 2007

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