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P.S. I Love You

di Andrea Sorcinelli

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Trama e recensione P.S. I Love You

Avete presente quelle coppie che sembrano nate per stare insieme? Quelle che sprizzano intesa persino quando litigano? Holly e Gerry erano una di quelle. Sfortunatamente, Gerry muore di cancro e Holly resta sola e letteralmente disperata. Ma non è ancora finita; Gerry ha lasciato, prima di morire, delle lettere per guidare di nuovo alla vita la sua amata.

Siamo in presenza di un film un po' bastardo. Questo P.S. I Love You, tratto dall'omonimo romanzo di Cecelia Ahern, tocca tasti scomodi che difficilmente lasciano impassibili e per di più lo fa anche con una certa abilità. Senza mezzi termini, il regista candidato all'Oscar Richard LaGravenese si trastulla con la nostra emotività in maniera subdola e "perversa", giocando ogni tipo di tiro mancino pur di commuoverci; il problema è che riesce a farlo con discrezione. Il suo film ha infatti il grande pregio di essere non ridondante, non ripetitivo; in un certo senso "fresco", nonostante, stringi stringi, si tratti di una storia d'amore non distantissima da quelle che ci vengono abitualmente profilate. Grazie ad uno stile narrativo semplice ed essenziale ma ben calibrato durante tutta la durata del film, LaGravenese tiene in piedi la baracca e riesce, pur con mille barcollamenti, a toccarci in qualche modo. In questo lo aiutano sicuramente attori protagonisti di grande espressività come Hilary Swank e Gerard Butler. Quest'ultimo in particolare, reduce dall'interpretazione di Leonida in 300, si trova in un ruolo un po' insolito per lui e dimostra così di essere un attore estremamente versatile, regalandoci un Gerry incredibilmente "vivo" e vibrante.
Ma, a parte le sopracitate note positive, questa pellicola sa un po' di vecchio e di chiuso. Se è vero che riesce a smuoverci qualcosa dentro, è vero anche che lascia una sorta di amarezza e di "noia latente" all'uscita dalla sala. Tutto, compresa la dimensione tragica ampiamente presente nel film, appare un po' sbiadito, smielato e lacrimevole allo stesso tempo. Se non fosse per la splendida interazione Swank/Butler, ci sarebbe ben poco da salvare in quella che diventerebbe una commedia semplicemente telefonata e affetta da déjà-vu patologico in moltissime delle sue parti.

In definitiva, la sensazione è che per questo giro sia "andata bene". Una trama toccante per definizione, l'indubbia esperienza del regista-sceneggiatore e l'espressività di buona parte del cast salvano parzialmente dall'oblio una commedia che, per tutto il resto, è banale, standardizzata e bruttarella.

Voto: 7

domenica 3 febbraio 2008

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