Film MachineRocky Balboa
di Stefano Montini
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Rocky Balboa, ormai più che cinquantenne, sente di nuovo la voglia di combattere, anche solo in piccoli incontri. Intanto in televisione gira la simulazione di un match tra Balboa e Mason Dixon, il campione in carica, in cui Rocky ha la meglio. Siccome Dixon, per i suoi modi, è odiato dal pubblico, decide di realizzare sul serio questo incontro per risollevare la sua immagine. Un combattimento farsa per lui, ma non per il fuoco che si è riacceso dentro Rocky. Rocky Balboa è un'icona inossidabile per più generazioni di spettatori; lo schiacciasassi italiano. E' fatto per stare sul ring, ma il film ci fa attendere per rivederlo in calzoncini nero-oro. C'è Rocky nel suo ristorante italiano in cui lavorano solo messicani, c'è Rocky che fa la spesa, Rocky che non riesce a parlare col figlio; c'è anche Rocky che innumerevoli volte si siede davanti alla lapide della compianta Adriana e resta in silenzio. Le scene proseguono senza niente da dire, se si escludono le frasi fatte di Stallone che dondola sul fisico gonfio. Ormai è impossibile distinguere l'attore dal personaggio: nel film Rocky torna a giocarsi l'ultima chance, perde ai punti ma vince in popolarità. Così come Sylvester Stallone che farà disperare i critici ma sbancare il box office. Voto: 5 domenica 14 gennaio 2007 Ogni autore è pienamente responsabile del contenuto delle sue opere. |
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