Film MachineSaw 2 - La soluzione dell'enigma
del Ladro di Biciclette
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C'è violenza sullo schermo, tutto intorno, e la storia è quella che non appare. Il nostro modo di guardare, non solo un film, ma qualsiasi cosa, è diventato quello qui riprodotto: frammentato e un po' "schizoide" in una modalità di ripresa, dove noi, insieme ai torturati della vicenda, siamo portati a non vedere la soluzione dell'enigma e dove ciò che l'occhio non è in grado di percepire è più importante di ciò che è visibile. Diventa allora fondamentale, al fine di capire l'importanza di questa operazione, l'adesione dello spettatore al testo. La scena iniziale è una tragedia greca in chiave moderna, in cui il malcapitato pecca di un'ubris di quest'epoca: l'essere convinto di poter vedere tutto, sempre e comunque. Salvo non accorgersi di avere una chiavetta piazzata dietro il proprio occhio. Nel gioco catartico progettato dal sadico, emergono le patologie del corpo e le ferite della mente. Il set sembra un ospizio semiabbandonato, sembra un luogo borderline: ai confini della città, ma anche al limite estremo della socialità. Luogo-soglia, spazio fantasmatico. Chissà se i luoghi in cui giri un film lasciano la loro impronta sulla pellicola. Se le persone che si aggirano intorno al set senza mai entrare in un'inquadratura finiscono comunque per depositare qualcosa di sé - e del loro esserci - nelle immagini girate. Forse il film del giovanissimo esordiente Darren Lynn Bousman è anche questo: è la metabolizzazione visiva degli spazi e dei tempi di vita che sono stati necessari per girarlo. Forse l'horror di oggi è la "carta assorbente" del genius loci: risucchia spettri e fantasmi, digerisce, assimila e ripropone sia ombre fisiche che ossessioni mentali. VOTO: 6,5
domenica 7 maggio 2006 Ogni autore è pienamente responsabile del contenuto delle sue opere. |
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