Film MachineSaw V
di Stefano Montini
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L'Enigmista è morto e il suo erede, il poliziotto Mark Hoffman, è pronto a prendere il suo posto. Ma prima dovrà eliminare l'agente speciale Strahm, l'unico che potrebbe smascherarlo. Nemmeno la morte ha fermato l'Enigmista. Anzi, la sua fine, vista in Saw III e rivista in Saw IV, è il fulcro di Saw V, lo spartiacque tra il maestro e il suo discepolo. I flashback si susseguono, riportandoci su scene ben note dei film precedenti; ciò obbliga regia e fotografia a replicarsi di nuovo, non importa se il regista questa volta è David Hackl, scenografo dei tre precedenti capitoli. Anche se Saw V è molto simile al numero IV, nel senso che rimescola e approfondisce lo script facendolo avanzare il minimo indispensabile, risulta più interessante e accattivante (e cattivo). La trama è molto complessa ma almeno la storia, che pare essersi disincagliata, getta basi solide ad un sequel quasi obbligato. I difetti che Saw porta fin dal primo capitolo, sulla carta una serie di scelte suicide, nella pratica continuano a rappresentare le sue armi vincenti: attori sconosciuti, spesso presi dalla tv, scenografie scarne (congegni di morte a parte) e un montaggio fin troppo veloce. Ma il pubblico è ancora entusiasta e sempre curioso di conoscere la prossima prova mortale. L'unico problema della serie di Saw è il rapporto troppo stretto tra tutti i film. Non si può parlare di uno senza conoscere tutti gli altri, e prima o poi questo creerà una barriera insormontabile tra pellicola e pubblico. Un "punto e a capo" potrebbe dare respiro alla saga, e rendere l'Enigmista un possibile avversario di Jason di Venerdì 13, arrivato a quota dodici film. Voto: 6 domenica 7 dicembre 2008 Ogni autore è pienamente responsabile del contenuto delle sue opere. |
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