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Shine a Light

di Andrea Sorcinelli

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Trama e recensione Shine a Light

Nel 2006, un gruppo di ultrasessantenni indiavolati e posseduti dal rock 'n' roll chiamato Rolling Stones si trovò impegnato in un tour in giro per il mondo. Alla data presso il Beacon Theater di New York era presente anche il regista Martin Scorsese, che immortalò l'evento con le sue cineprese.

E' corretto dire, come doverosa premessa, che chi scrive non è un fan dei Rolling Stones ed è quindi immune a quell'entusiasmo congenito che coglierà qualunque fan cominci a vedere anche solo i primi fotogrammi di Shine a Light. Nonostante ciò, l'opera firmata Scorsese dimostra un'indubbia capacità di coinvolgere nelle sue rockeggianti spire l'attenzione anche dello spettatore più distante dal mondo del rock. I quattro vecchietti scatenati capitanati da Mick Jagger trasudano passione ed entusiasmo, e Scorsese e la sua troupe riescono a dosare bene i tempi dell'opera, alternando il magnetico concerto a divertenti interviste d'epoca; in questo modo il film riesce a ironizzare con efficacia sulla carriera del quartetto e a rendere ancora più sentita e vibrante la loro esibizione. A ciò si aggiunga il siparietto iniziale, che vede portati su grande schermo i preparativi del concerto, con un Martin Scorsese impazzito che cerca di capire quale sarà la scaletta della serata, siparietto delizioso e che assicura quello spessore e quella suspense iniziale che può facilmente mancare a questo tipo di pellicole. Ma se fino a qui tutto sembra rose e fiori, Shine a Light non è certo privo di difetti. Catturato dall'esuberante esibizione di Jagger, Scorsese concentra l'attenzione delle sue telecamere quasi esclusivamente su di lui, concedendo spazio sufficiente solo all'altrettanto leggendario Keith Richards. Questa infelice scelta ha come conseguenze il fatto che il resto del gruppo e i musicisti ospiti restino decisamente in ombra e che lo spettatore fatichi a crearsi una rappresentazione della location del concerto. Scarseggiano fastidiosamente, infatti, campi lunghi e totali del teatro o anche solo del palco, e questo alla lunga crea una sorta di disorientamento e "sensazioni claustrofobiche". Scelta, questa, probabilmente voluta che rende tutta l'opera più "sudata e sanguigna", ma all'eccessivo prezzo di sacrificare (quasi) tutto ciò che non sia Mick Jagger o Keith Richards. La regia di Scorsese, in ultima analisi, sembra seguire più i movimenti di Jagger che il ritmo della musica.
Oltre a tutto questo, è da notare che i Rolling Stones dimostrano di avere l'età che hanno; lo palesano con un'esibizione che, sebbene sia esuberante ed incredibilmente scatenata dal punto di vista fisico-visivo, cede decisamente nella resa sonora, un po' pastosa e priva di quel violento scarico energetico proprio del rock.

L'esperienza e il talento tanto dei Rolling Stones quanto di Martin Scorsese rendono questo Shine a Light un documentario da non perdere e da non dimenticare. Ciononostante, quello degli Stones non è stato un grande concerto e tanto meno quella di Scorsese è stata una buona regia concertistica. Imperdibile, in ogni caso, la spilletta raffigurante il simbolo pirata (teschio e spade) sulla giacca di Keith Richards: quasi un gesto di gratitudine a Johnny Depp, che proprio a Richards si è ispirato per il suo capitano Jack Sparrow.

Voto: 7

domenica 4 maggio 2008

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