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Slevin - Patto criminale

del Ladro di Biciclette

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Trama e recensione Slevin - Patto criminale

Ancora una volta gangster. Dopo l'irriverente Gangster No.1, Paul McGuigan gioca. Gioca e si nasconde. Si mette in disparte. Si ripara dietro la descrizione di una vendetta metaforica, da Far West, per modulare un timbro e un tono che non abbiano nulla a che vedere con le ostentate sicurezze di tanta parte del cinema contemporaneo.
A McGuigan importa solo nascondersi. Nascondersi e giocare. Celarsi e rivelarsi. Ma con discrezione. Quasi sottovoce. Quasi sussurrando. Il cinema di McGuigan è fatto così: nasce attorno al nucleo forte di una visione piena di senso, ma ha il pudore di cercare sempre un luogo appartato, una quinta, un margine da cui manifestarsi.

La storia del ragazzo sfortunato che si trova nel posto sbagliato al momento sbagliato e viene scambiato per un'altra persona viene resa paradossale e intrigante grazie ad espedienti tecnici di abile fattura: l'uso della profondità di campo, i primissimi piani, un incipit impetuoso, oltre che sanguinolento (originali e suggestivi i titoli di testa - argutamente in relazione con la soluzione del mistero), flashback marcati da una ripresa di volta in volta diversa, fumosa, segnata dal tempo, efficaci split-screen, riflessi e sovrimpressioni, zoom all'indietro (effetto Vertigo), rapide carrellate fra i grattacieli di Manhattan e inusuali soggettive di pavimenti e cadaveri.
Gli interni sono un elemento caratteristico del giallo; dalle pareti chiaramente anni '70 del palazzo in cui vivono Slevin e Lindsey, si passa ad un arredamento tetro, di alto design, che dipinge alla perfezione i due gangster: uomini di potere che amano circondarsi di lusso ed essenzialità.
L'atto centrale del film sembra rifarsi alla commedia degli equivoci. Si avvale poi di idee efficaci tra cui quella dei due ex-soci che diventano acerrimi nemici e vivono rispettivamente all'ultimo piano di due grattacieli, l'uno di fronte all'altro, protetti da 9 millimetri di vetro antiproiettile, e che non escono di casa da venti anni per paura di essere uccisi dal rivale.

Montaggio serrato, sceneggiatura ottima, dialoghi smaliziati, attori al meglio delle proprie capacità.

VOTO: 7,5

venerdì 25 agosto 2006

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