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Sotto le bombe

di Andrea Sorcinelli

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Trama e recensione Sotto le bombe

Estate 2006; il Libano esce distrutto da giorni di incessanti bombardamenti israeliani. Zeina deve spingersi a sud per cercare suo figlio e sua sorella, e troverà nel tassista Tony l'unica persona che avrà il coraggio di aiutarla. Comincia così la discesa negli inferi di una popolazione straziata da una violenza percepita come sadica ed insensata.

Sotto le bombe è un coraggioso esperimento di commistione di fiction e documentario, produzione franco-anglo-libanese capitanata da Philippe Aractingi, sconosciuto ai più ma esperto regista e documentarista libanese. Il film è stato girato seguendo una tecnica particolare: agli attori era affidato un semplice canovaccio e le riprese sono state effettuate, come in un documentario, direttamente sui luoghi della tragedia, senza un set cinematografico. L'intento è stato probabilmente quello di usare la fiction come guida e calamita per lo spettatore nel tentativo di condurlo all'aspetto documentaristico che rappresenta la vera finalità di questa pellicola. Lodevole progetto, tanto che dispiace doverne annunciare il fallimento. Lo sforzo per fondere fiction e documentario in questo modo è apprezzabile tanto negli intenti sociali quanto nelle istanze di innovazione stilistica, ma fallisce miseramente i suoi obbiettivi. Aractingi sbaglia ricetta e sceglie un approccio che invece di unire armoniosamente i due generi li fa stridere uno sull'altro, creando più fastidio che coinvolgimento. Si percepisce chiaramente l'impostazione documentaristica: immagini grezze e non trattate, camera a spalla, montaggio privo di una struttura filmica; in un simile contesto, l'elemento fiction crea un contrasto negativo, che nel tentativo di delineare i personaggi di Tony e Zeina e raccontare la loro relazione, non riesce ad inserirsi naturalmente in uno sfondo reale. Si è cercato di fondere due generi che richiedono un'impostazione molto diversa; la fiction è un edificio che va costruito e curato in ogni suo dettaglio e che ha bisogno dei suoi tempi, e una simile modalità non si sposa alla velocità e alla naturalezza di immagini documentarie, più reali che realistiche. Una simile commistione di reale e finzione finisce per far percepire chiaramente lo scarto tra le due dimensioni: la metà cinematografica appare amatoriale, non convincente, posticcia e mal assemblata; la metà documentaristica si mostra mal costruita, permeata da un elemento di finzione fastidioso e fuori luogo, in qualche modo taroccata. Le due parti, messe insieme, danno luogo ad un brutto film. Quanto detto vale ancora di più per la versione italiana, nella quale un doppiaggio prettamente cinematografico su immagini non cinematografiche non fa che accrescere lo scarto già lacerante.

Dispiace veramente ammetterlo, ma questo Sotto le bombe è un gran pastrocchio, e fallisce i suoi obbiettivi, riuscendo quasi a banalizzare gli avvenimenti anziché esaltarli. Una scelta più decisa, verso il documentario o verso la fiction, avrebbe molto probabilmente reso più coinvolgente e apprezzabile tanto il film in sé quanto il messaggio sociale. Un esempio dell'abissale, forse incolmabile, differenza che c'è tra il vero ed il verosimile.
Differenza non nei fini, ma nei modi.

Voto: 5

martedì 13 maggio 2008

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