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State of Play

di Andrea Sorcinelli

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Trama e recensione State of Play

Tre omicidi, un prestigioso giornale ed un giovane astro della politica americana coinvolto in uno scandalo amoroso. Per il giornale lavora Cal, esperto reporter, che decide di assumere il controllo del "caso" assieme alla collega Della. L'amicizia tra Cal ed il politico inguaiato è la molla principale che guida il reporter nella sua indagine, che scaverà sempre più a fondo in quello che sembra un complotto senza fine.

Un buon vecchio thriller con tutti i crismi approda nelle nostre sale con il titolo di State of Play. Sulla carta, il film fa delle promesse niente male: dietro la macchina da presa troviamo Kevin Macdonald, regista scozzese già autore del validissimo L'ultimo re di Scozia; la sceneggiatura porta le firme di talentuosi "scribacchini di Hollywood", tra le quali quella del virtuoso Tony Gilroy; sullo schermo, poi, sfila una lunga serie di ottimi attori più o meno conosciuti, capeggiata da Ben Affleck e, soprattutto, Russell Crowe. Sono queste le caratteristiche salienti di un progetto che, trasformato in film, non delude le aspettative. State of Play è un thriller ben strutturato e sviluppato con costante cognizione di causa; asciutto e mirato, riesce a dipingere la trama di intrighi e sotterfugi in maniera chiara e semplice e tuttavia molto suggestiva e magnetica. Tutto ciò è merito dell'ottima sceneggiatura alla base dell'opera. La regia di Macdonald poi è perfetta: dinamica ma precisa; la macchina da presa sembra scivolare sinuosamente attorno alle vicende narrate, mantenendo il giusto equilibrio tra gli stili "semplice finestra sugli eventi" e "montagne russe per lo spettatore". A tutto ciò si aggiungano le validissime interpretazioni del cast. A tal proposito, è giusto dire che abbiamo visto dei Russell Crowe e dei Ben Affleck decisamente migliori in altre sedi, anche se qui mantengono comunque intatto tutto il loro caratteristico ed inconfondibile stile.

Abbiamo a che fare con un buon film ed un bel thriller. Certo, più o meno è sempre la solita minestra e non si può dire che State of Play aggiunga qualcosa di significativo a ciò che innumerevoli altre volte è già stato detto in questo genere di pellicole. Tuttavia, in questo caso la minestra è stata preparata particolarmente bene, e sarebbe ingiusto dire che non è deliziosa.

Voto: 8

martedì 5 maggio 2009

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