Estate italiana, s'apre l'armadio-cinema, fuori gli scheletri delle case distributrici. Altro che festival di nicchia: per vedere The man - La talpa (giunto in Italia con un anno di ritardo) non c'è bisogno di passione cinefila underground, basta guidare - popcorn e bermuda - fino alla prima multisala usciti dal primo multisvincolo autostradale.
Ma cosa spinge un regista a rifare un film già fatto? Escluse le ipotesi del mero sfruttamento dei diritti d'autore scaduti e dell'omaggio ossequioso alle "classic comedies", dovrebbe risiedere nella possibilità di scoprire nuovi sensi e nel piacere di raccontare di nuovo una bella storia. Inoltre, non serve aver scritto una tesi su Les Mayfield (basta dare una scorsa ai suoi titoli da regista) per dedurre che uno dei motivi potrebbe essere la tentazione di esplicitare tutta la "verve" ironica dei bambineschi Samuel L. Jackson ed Eugene Levy, il papà sessuopremuroso di American Pie, che qui interpreta un rappresentante di forniture per dentisti in viaggio di lavoro a Detroit e, scambiato per "la talpa" al posto dell'agente federale sotto copertura Derrick Vann, finisce invischiato nel traffico di armi rubate. La "collaborazione" forzata fra l'agente Vann e il rappresentante Fiddler è scorrevole ma a tratti scialba. La critica americana è stata assai più maligna. E! On line ad esempio si è chiesto, al termine della proiezione americana, se Samuel L. Jackson dovesse ristrutturare casa o altro per aver accettato una tale "spazzatura" (traduzione di "junk"), sottolineando tra l'altro la non necessità del film.
VOTO: 5,5
domenica 20 agosto 2006
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