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The Queen

del Ladro di Biciclette

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Trama e recensione The Queen

Vi è nella Regina di Helen Mirren una debolezza congenita di natura morale, che va di pari passo col suo essere, con la sua fragilità psico-fisica. E a questa fragilità si accompagnano le immagini rigorosamente d'archivio di Lady D. Mentre Elisabetta, nostra contemporanea, incarna l'attimo fuggito di un'immagine regale dal potere evanescente, Diana, adagiata su un fascio di fiori deposti in memoriam, diviene effige rovesciata. L'immagine più potente di tutte. Di tutte quelle sedute al trono. La regina del popolo.

Stephen Frears, fan delle relazioni pericolose ed eroi off alla Joe Orton si dedica qui al vuoto pneumatico di potere. Psicologico e immaginifico. La Regina, in panne specie col novello premier Blair, si trova d'etica e d'improvviso a fronteggiare la commozione popolare e dei vip per Diana. Santa e martire.

Scritta al vetriolo, fra Shakespeare e Coward, e recitata da una sempre più viscerale Helen Mirren, la commedia è amara e cinica verso il potere (dell'immagine?) ma, fingendo ironia, sta, è lampante, con la monarca che avverte Blair (interpretato da un bravo attore che evita "effetti Noschese") dei pericoli del "reame". Il fuori sta per entrare e sovvertire la famiglia reale inglese. L'immagine oscurata si fa carne, memoria e identità.
Psicosomatizzata nei dettagli più fulgidi, la Regina dalle mani nevrotiche, ha un sussulto d'eternità soave quando vede il re cervo, tornando poi a regali advertising. La Regina in camicia da notte col suo Filippo. Che famiglia stravagante. Che dono dell'immagine.

VOTO: 8

giovedì 12 ottobre 2006

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