Film MachineThe road to Guantanamo
di Stefano Montini
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Quattro ragazzi inglesi, tutti circa ventenni, di origine pakistana fanno ritorno alla terra natale per il matrimonio di uno di loro. Siamo nel settembre 2001. Una volta entrati dal Pakistan in Afghanistan vengono coinvolti nella guerra, imprigionati e, dopo alcuni mesi, trasferiti a Guantanamo dove resteranno due anni. Come spesso accade, la Verità - già rivelata, viva, presente da anni e così grande da essere potenzialmente sotto l'occhio di tutti - diventa vera solo quando viene rimpicciolita ed immobilizzata dallo strumento finto per definizione che è il Cinema; che però può sembrare vero, soprattutto nelle mani di Michael Winterbottom e Mat Whitecross che utilizzano spezzoni televisivi mescolati ad interviste ai protagonisti e a riprese simil-amatoriali con attori non professionisti. I registi danno molto spazio al viaggio di andata dall'Inghilterra per umanizzare i personaggi che poi la Storia ha de-umanizzato. Alla fine è difficile dare un giudizio alla scelta dei registi di mostrare scene sognate dai personaggi perché (come l'happy end - se così si può chiamare - che va a riagganciarsi all'inizio della pellicola) sebbene facciano avvicinare il pubblico ai protagonisti, fanno anche ricordare che è tutta finzione cinematografica. Ma qui entra soprattutto in gioco il giudizio di ogni singolo spettatore. Ogni film sta metà in chi lo realizza e metà in chi lo guarda. Voto: 7 giovedì 5 ottobre 2006 Ogni autore è pienamente responsabile del contenuto delle sue opere. |
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