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L'ultima legione

di Andrea Sorcinelli

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Trama e recensione L'ultima legione

Facciamo una scommessa. Secondo voi, un bambino che nasce a Roma nel 400-e-qualcosa d.C., in piene invasioni barbariche, e che si chiama Romolo Augusto, è o non è un tipo con tanti problemi? Se avete risposto "sì" avete vinto la vostra bambolina (chi ve la consegna e quando, beh questa è un'altra storia). In effetti, il piccolo Cesare è il giovanissimo imperatore di una Roma ormai allo sfascio e, scortato da prodi guerrieri, scollate fanciulle e saggi precettori, cercherà di trascinare se stesso e la mitica spada che porta in Britannia, per sfuggire ai suoi inseguitori e raggiungere l'ultima legione fedele a Roma.

Questo è un film bastardo, lo dico subito. E' scontato, dall'inizio alla fine, non ha nulla di eccezionale o per cui varrà la pena ricordarlo tra qualche anno. Persino il grandissimo Ben Kingsley si arrabatta su e giù per lo schermo con l'inequivocabile espressione di uno che si sta chiedendo: "Ma io che ci faccio qui?" Ciononostante la pellicola si fa voler bene. Si segue, ci si diverte e si porta pure a casa un bel ricordino. Complice l'omonimo romanzo di Valerio Massimo Manfredi da cui il film è parzialmente ispirato, infatti, L'ultima legione riesce a coniugare gli ambienti della Roma decadente con quelli della Britannia celtica di Re Artù. Due piccioni con una fava, due temi dall'indiscusso fascino e potere espressivo. E' difficile perdonare a questo film le sue notevoli e frequenti carenze. Lo svolgersi degli eventi, nonostante l'insolita trama, è spesso banalizzato e prevedibile, i dialoghi sono puerili a livello imbarazzante e la sceneggiatura fa acqua da tutte le parti. L'unico suo merito è forse quello di non perdere colpi e riuscire a mantenere sempre vigile l'attenzione di chi guarda, anche se spesso si limita a farlo con inaspettate e tutto sommato ben costruite scene d'azione. La battaglia finale, però, è la morte del cinema. Tra scopiazzamenti spudorati da Il Signore degli Anelli (chiamarli citazioni sarebbe sinceramente scorretto) e sequenze talmente ridicole e banali da mettersi a ridere, ce n'è per tutti i gusti; se non fosse che poi di punto in bianco il film si salva con una sequenza finale che, per quanto anch'essa facilmente prevedibile, è di indubbio gusto e freschezza. E quanto detto sopra vale più o meno per tutta l'ora e mezzo abbondante di durata del film. Tra una location di bellezza mozzafiato e un combattimento ben orchestrato, tra un'acrobazia della bella Aishwarya Rai e una "scioccante rivelazione" mistico-storica, non si riesce proprio a odiare il film, nonostante tutto sia diretto e sviluppato secondo i più vili cliché di genere e ricercando le più collaudate e pacchiane soluzioni. Come dicevo, un film bastardo che vuol prenderci tutti in giro e ci riesce pure. Quando si dice il potere dell'immagine...

Chi ama il romanzo storico e il fantasy e non disdegna contaminazioni tra questi due generi, non potrà non essere soddisfatto dalla visione del film. A chi invece non fosse patito né di armi e cavalieri né tanto meno di miti e leggende, si consiglia di stare a debita distanza da un film che, oltre ad alcune discrete idee e a temi storico-fantastici di grande fascino, ha ben poco da offrire.

Voto: 6,5

lunedì 17 settembre 2007

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