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Un'altra giovinezza

di Andrea Sorcinelli

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Trama e recensione Un'altra giovinezza

Dominic, abile ed erudito linguista alla soglia dei settant'anni, comincia a dubitare seriamente di riuscire a portare a termine l'opera a cui si è dedicato per una vita intera. Un fulmine, inaspettato quanto strano, lo colpisce in pieno distogliendolo dai suoi pensieri depressivi e regalandogli una nuova giovinezza.

Torna sulle scene un autentico mostro del Cinema, quel Francis Ford Coppola che ci ha regalato alcune delle più emblematiche e significative pellicole di tutti i tempi. E come sempre riesce a stupire, imporsi, avvolgere e trascinare. Tratto da un racconto del rumeno Mircea Eliade e girato per buona parte in Romania, Un'altra giovinezza si presenta come un vero e proprio manifesto di una gioventù ricercata e ritrovata dal regista. La sua opera è infatti incastonata in una struttura arcaica, quasi archetipica, di un cinema che non c'è più. A partire dalla grafica dei titoli di testa e coda, continuando su scelte visive superate e non certo al pari delle possibilità offerte dalle tecnologie contemporanee, Coppola compie un vero e proprio viaggio a ritroso nel tempo del cinema, verso la sua giovinezza artistica. Ciononostante, o forse proprio per questo, riesce a creare un film di un'intensità disarmante, ricolmo di scelte coraggiose quanto particolari. Tim Roth regge pienamente il ruolo dell'enigmatico Dominic, regalandogli uno spessore degno di un personaggio del suo calibro. Dalla sceneggiatura alla regia, dall'interpretazione alla colonna sonora, tutto appare "modernamente demodé". Elementi tipici del cinema di una volta sono stati colti e rivisitati dall'esperta mano di Coppola, mixati a formare un film che nel suo complesso è nuovo, fresco, stupendo e incantevole. Gli avvenimenti si susseguono, a volte assolutamente incredibili e imprevedibili, altre volte terribilmente normali e logicamente scontati. Un'atmosfera ingenuamente onirica pervade i 120 minuti di durata della pellicola, stordendo dolcemente lo spettatore e avvolgendolo in una dolcissima coltre di irrealtà e fiaba. Perché Un'altra giovinezza è anche questo: una fiaba. Una terribile fiaba, in cui la storia vera, quella dell'Europa stretta nella morsa nazista prima e nella guerra fredda poi, si intreccia alle avventure dell'improbabile eroe Dominic apparendoci in qualche modo ancora più terribile, distorta com'è dal filtro del sogno.
Questo splendido esempio di arte cinematografica può essere un film facilissimo da vivere o complicato e intellettualoide. Sta allo spettatore scegliere. Se accetta di lasciarsi trasportare dal sogno, di abbandonare ogni "perché?" e gettarsi tra le braccia di Coppola, vivrà un'esperienza meravigliosa e folle, ingenua e intricata, storica e fiabesca. Qualora invece non si accetti di abbandonare un atteggiamento critico e indagatore, assolutamente fuori luogo per questo film, la sua comprensione e digestione potrà sembrare un'impresa epica.
C'è da dire, in ogni caso, che non siamo certo di fronte ad una pellicola dai ritmi serrati e immediati. Insomma, non è roba da "popcorn & Coca-Cola", per intenderci. Una generale lentezza nel procedere narrativo potrebbe annoiare lo spettatore meno paziente ed esigente, ma non per questo è un difetto.

Francis Ford Coppola dimostra ancora una volta di essere uno tra i più grandi artisti della pellicola. Tutti i suoi film sono permeati da una profonda saggezza, da una varietà di stili unita ad una certa ingenuità che lo rende ciò che è: un genio. E la sua nuova giovinezza, possiamo dirlo senza dubbi, è iniziata proprio alla grande!

Voto: 9

lunedì 12 novembre 2007

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