Film MachineZohan
di Stefano Montini
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Zohan è il miglior soldato del Mossad, ma ha un sogno nel cassetto: andare in America e diventare un parrucchiere. Così simula la sua morte e parte di nascosto per gli Stati Uniti, dove un'affascinante parrucchiera di origini palestinesi gli offre un lavoro. Zohan si presenta fin da subito come un film demenziale su temi importanti. Già un protagonista agente segreto pentito fa capire quanto l'opera sia fortemente scorretta, ma la voglia di esagerare si riversa tutta su un umorismo da cabaret, una serie di gag assolutamente poco omogenea e anche fastidiosamente ripetitiva. Adam Sandler pare tornare alle sue origini di comico televisivo portando in scena un poco più che macchietta Zohan Dvir, agente con una pettinatura, un accento e un membro fuori dal comune, che ben presto risulta così atono da dare ai nervi. Alla fine si può anche ridere con Zohan, ma bisogna affidarsi ai piccoli elementi come gli occhialoni scuri di John Turturro, la capra di Rob Schneider o la moglie del manager con un perfetto coefficiente seno/sedere, perché preso nella sua totalità il film parte col piede sbagliato e non trova mai il passo giusto. Dissacrante commedia su terrorismo e razzismo, Zohan sarà sicuramente più apprezzato negli Stati Uniti che da noi. Un pizzico di approfondimento e consistenza avrebbe giovato, ma questo è il rischio che si decide di correre quando si affida la sceneggiatura di un film ad un comico puro, lo stesso Sandler. Voto: 6 sabato 11 ottobre 2008 Ogni autore è pienamente responsabile del contenuto delle sue opere. |
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