Tivvùsofia"Controcampo": dove il verbo è tutto
di Tommaso Uguccioni
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Proseguiamo il nostro viaggio alla scoperta dei fondamenti filosofici nascosti sotto le apparenze di una banale trasmissione televisiva. Oggi prenderemo in esame nientemeno che "Controcampo", in particolare la sua versione denominata "Ultimo minuto". Tale programma va in onda ogni domenica alle 18.15 su Italia 1, e ha la pretesa di essere l'erede del mitico "90° minuto". Lo scopo della trasmissione dovrebbe essere quello di mostrare le immagini delle partite e di fornire un primo approfondimento ai temi salienti della giornata calcistica. Vedremo come sotto le sue innocue sembianze si celi in realtà una perfetta attuazione delle tecniche sofistiche della Grecia classica, quella serie di artifizi logici e retorici che avrebbe dovuto consentire di persuadere ogni ascoltatore, indipendentemente dal contenuto del messaggio. Il programma è condotto da Sandro Piccinini, giornalista con esperienza ormai pluridecennale in materia. E fin qui tutto bene. Ma guardiamo gli ospiti (più o meno) fissi, o per meglio dire, gli opinionisti: Giampiero Mughini, Diego Abatantuono, il direttore di Tgcom Paolo Liguori, Elisabetta Canalis. La domanda sorge spontanea: ma cosa c'entrano con il calcio? Quali illuminati pareri possono esprimere in materia? Mughini è il classico tuttologo che si occupa di tutto e di niente, e recita la parte dello juventino irriducibile, Abatantuono è un comico, sfegatato tifoso rossonero, Paolo Liguori è lì solo perché non si trovavano altri tifosi della Roma nei pressi di Cologno Monzese. La Canalis è senza dubbio una bella figliola, ma sentirla parlare di calcio è interessante come bersi un bicchier d'acqua. Se non fosse per il plurilampadato e cotonato ex arbitro Graziano Cesari, e per qualche apparizione del guru Arrigo Sacchi, forse non capiremmo che è un programma sportivo. Ma questo è il punto: a "Controcampo" non conta quello che si dice, conta solo come lo si dice. Mughini dice cose che qualsiasi residuato da Bar dello Sport potrebbe dire. Eppure, parlando con quell'aria da intellettuale snob, con quello stile teatrale, con indosso delle giacche improponibili e degli occhiali con montature surreali, contorcendosi sulla poltrona, ogni suo intervento è un siparietto apparentemente intriso di significati, che scatena applausi e fischi. Perché "Controcampo" altro non è che un teatrino, dove è riprodotto il classico clima del bar, dove il milanista Abatantuono sfotte l'interista di turno perché il Milan ha vinto di più (anche se poi quel pomeriggio ha perso in casa con l'Empoli), interisti e juventini continuano a rinfacciarsi calciopoli, il romanista Liguori contesta gli arbitri, e magari in testa alla classifica c'è il Livorno e nessuno ne parla. Poco importa se ognuno di noi, con gli amici, può fare riflessioni tecnico-tattiche di livello ben più profondo. Senza degli occhiali alla Mughini non si ha voce in capitolo. E allora ecco, a fine trasmissione, i gol commentati dai telecronisti tifosi; urla belluine, imprecazioni, soprannomi assurdi ai giocatori, ci ricordano che ormai lo spettacolo non è più il gol, ma il modo di raccontarlo. A "Controcampo" il verbo è tutto, anche se è soltanto una emissione di fiato senza significato. martedì 8 aprile 2008 Ogni autore è pienamente responsabile del contenuto delle sue opere. |
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