Tivvùsofia"La ruota della fortuna" e la genetica impazzita
di Tommaso Uguccioni
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Proseguiamo nel nostro viaggio alla scoperta di quell'affascinante mondo di teorie e concezioni filosofiche che giace sotto le mentite spoglie di normali programmi televisivi. Oggi prenderemo in esame un fenomeno antico, risalente quasi all'era mitologica, che recentemente ha subito un'evoluzione degna di analisi, perché significativa dei nostri tempi. Il programma in questione è "La ruota della fortuna", cioè la versione italiana del format statunitense "The wheel of fortune", creato nel 1975. Arrivato in Italia a fine anni '80, ha avuto il suo periodo di massimo splendore nella prima metà degli anni '90, quando, sotto la conduzione del re del telequiz Mike Bongiorno, faceva da traino al Tg5. Poi iniziò il lento declino, con il trasferimento su Rete 4 e la definitiva cancellazione nel 2003. La giusta fine per un format ormai superato, che assomigliava sempre di più ad un vecchio dinosauro in attesa di esecuzione. Ma nel 2007 accade l'imponderabile. Come l'araba fenice, che risorge dalle proprie ceneri, ecco all'improvviso rinascere anche la "Ruota". E lo ha fatto pure con successo! Ora, andando però ad analizzare il programma nel dettaglio, potremo vedere che è stato profondamente modificato nella forma e nello spirito, per adattarsi al nuovo millennio. Ricordate "Jurassic Park"? Ecco, è come se ad Italia 1 avessero deciso di resuscitare il vecchio T-Rex, cercando però di renderlo adatto ad una vita da animale domestico. Innanzitutto è stato abbreviato, da un'ora a mezz'ora. Il ritmo è sincopato, rutilante, velocissimo, come se il pubblico giovane della rete non potesse mantenere l'attenzione per più di pochi minuti. Alla conduzione ora c'è Enrico Papi, campione del trash in Tv, e come valletta, là dove una volta si ergeva l'elegante e discreta Paola Barale (la "voltacaselle" più famosa), ora c'è l'invasiva e prorompente Victoria Silvstedt. Chi scrive da bambino era uno spettatore della "Ruota", si divertiva ad indovinare le frasi e a tifare per questo o quel concorrente, c'era il tempo per pensare. Ma adesso le frasi sono diventate talmente brevi da sembrare sms, mancano solo le "x" al posto dei "per" e le faccine, poi la gara è solo un pretesto per vedere gli sfrenati sketch del duo Papi-Silvstedt, dei concorrenti è già tanto se dicono il nome. La genetica impazzita ha prodotto l'eliminazione del tempo concesso al pensiero. Il pensiero non fa audience. Le grazie della Silvstedt (con Papi che ci sbava sopra) sì. Il lifting forzato ha generato una strana creatura tutta balletti e colori. E viene spontaneo pensare al buon vecchio Mike, che si erge dal suo scranno nel senato catodico (chissà che prima o poi non diventi reale) declamando, alla stregua di un novello Cicerone: "O tempora, o mores". Ma non c'è più niente da fare. La genetica impazzita ha creato un mostro, ma di successo. E presto sarà la volta di qualche altro dinosauro da trasportare nel nuovo millennio. "Carosello", "Lascia o raddoppia?" e "Almanacco del giorno dopo" sono stati avvisati... sabato 21 febbraio 2009 Ogni autore è pienamente responsabile del contenuto delle sue opere. |
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