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"Paperissima": la rivoluzione delle papere

di Tommaso Uguccioni

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"Paperissima": la rivoluzione delle papere

Proseguiamo il nostro viaggio alla scoperta di quell'affascinante mondo di teorie e visioni della realtà che giace sotto le mentite spoglie di una banale trasmissione televisiva. Oggi prenderemo in esame uno dei programmi più longevi ed antichi dell'intero panorama televisivo, uno di quei programmi che, nel bene o nel male, hanno segnato la storia dell'intrattenimento. Parliamo dunque di "Paperissima", ideato nel lontano 1990 dal padre di "Striscia la notizia", Antonio Ricci. Ebbene, sembrerà strano, ma ancora nel 2008 resiste incurante del tempo che passa, sempre con la stessa formula. Sin dalla storica prima edizione, infatti, "Paperissima" è incentrata sulla messa in onda di errori, gaffe, strafalcioni (o, più semplicemente, "papere") tratti da altri programmi Tv, set di film o telefilm. Con in più la solita cascata di filmati amatoriali, visto che tanto l'esibizionismo è molto diffuso e c'è sempre un pirla con la telecamera in mano pronto ad immortalare qualunque cosa. Il tutto condito da un duo di conduttori simpatici (nel corso degli anni si sono alternati Ezio Greggio, Marco Columbro, Gerry Scotti, Lorella Cuccarini e Michelle Hunziker, solo per citarne alcuni), quattro bellone dette "paperette" che non guastano mai, l'immancabile sigla con "Il ballo del qua qua".

Detto così, sembra un programma non più insulso di tanti altri. Invece "Paperissima" è il risultato di una complessa macchinazione volta a sovvertire i parametri su cui si regge la nostra società. E lo fa esaltando ciò che in realtà dovrebbe essere solo condannato: l'errore. In una società basata sul concetto di efficienza, non è un qualcosa di tremendamente sovversivo? Ma fin qui non ci sarebbe nulla di male, peccato però che questo concetto abbia preso piede, e adesso siamo di fronte alla cosiddetta "rivoluzione delle papere". Mi spiego meglio. Ci sono personaggi, più o meno famosi ed influenti, che hanno costruito la loro fortuna sui propri errori. Guardiamo Luca Giurato. Da anonimo (e mediocre) giornalista, a forza di strafalcioni e ardite avventure grammaticali non è diventato un mito? Senza "Paperissima" (et similia) a quest'ora scriverebbe al massimo la lista della spesa. Il mago Casanova si è ritagliato un suo spazio proprio per non saper fare il mago. Napoli è sommersa dai rifiuti e l'amministrazione locale ammette candidamente di avere sbagliato. Invece di vergognarsi, resta tranquillamente al suo posto, perché l'errore, ormai, è qualcosa da riprendere e mostrare, magari con qualche risata finta di sottofondo.

La rivoluzione delle papere si è ormai diffusa a macchia d'olio, l'errore è ormai diventato l'elemento fondamentale di una nuova scala di valori. Chi sbaglia paga? No. Chi sbaglia vince e tanti saluti alla meritocrazia. Conosco un tizio di Arcore, con un importante ruolo istituzionale, che recentemente ha definito il neopresidente degli Stati Uniti "un giovane abbronzato". E accusato di razzismo dalla stampa nazionale ed internazionale, invece di ammettere l'errore, lo ha gelosamente difeso dando degli imbecilli a quelli che non avevano colto la "carineria" della sua battuta. Tremate, la papere stanno dilagando, e sono più agguerrite che mai!

mercoledì 3 dicembre 2008

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