Tivvùsofia"Sereno variabile": l'eterno ritorno dell'uguale
di Tommaso Uguccioni
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Continuiamo in questo secondo episodio il nostro percorso attraverso i fenomeni apparentemente invisibili ma onnipresenti del panorama televisivo italiano. Lo scopo di questa seconda trattazione è infatti quello di dimostrare come, sotto le mentite spoglie di un programma di scarsissimo interesse, si nasconda il tentativo di rendere reale e concreta una teoria filosofica di altissimo livello. Procediamo con ordine. Ogni sabato pomeriggio, quando la maggior parte della gente comune ha qualcosa di meglio da fare, alle 17.10 su Rai Due appare un volto inquietante, che con il suo programma tende a minare il luogo comune dell'imprevedibilità dell'esistenza. Il tizio in questione si chiama Osvaldo Bevilacqua, e il programma si intitola "Sereno variabile". Sono 50 minuti di programma, va in onda più o meno da un ventennio, anche se c'è chi sostiene che sia nato prima della televisione stessa. La formula è la seguente: ogni sabato, il prode Osvaldo, con la sua chioma alla Biscardi, gira per le più svariate località italiane e ne decanta le lodi. Mentre il comune cittadino è alle prese con il caos quotidiano, fra compere, centri commerciali iperaffollati, traffico bloccato e negozi straboccanti di gente, il nostro amico Osvaldo fa finta di pescare un'anguilla tra i canali di Comacchio e decanta le lodi della cittadina, adattissima, secondo lui, ad essere una meta turistica di massa, poi va in Maremma a fingere di portare le mucche al pascolo e dice "Quanto è bella la Maremma", ed elenca i nomi di un po' di agriturismi della zona. Quindi è all'Isola d'Elba a tessere un elogio sperticato della bellezza del posto, e la consiglia per le vacanze. Infine lo troviamo a Civita Castellana, che non ha niente di speciale ma secondo lui è bella per questo, e ci dice come arrivarci. In realtà però il progetto di Bevilacqua non è solo quello di portare turisti nelle località da lui visitate, ma anche e soprattutto quello di demolire l'idea della linearità del tempo. Se si guarda "Sereno variabile", infatti, ci si accorge che tutto è tremendamente circolare. I luoghi sono più o meno sempre quelli, ed esaurite le località si ricomincia daccapo. Il posto visitato è sempre splendido, interessante, pieno di gente disposta ad accoglierci a braccia aperte, e in fondo, lo schema è talmente ripetitivo che se si ascoltasse solo l'audio non capiremmo se si sta parlando di Catania o di Trieste. Bevilacqua è il vero erede di Nietzsche, perché porta sullo schermo l'eterno ritorno dell'uguale. Il suo "Sereno" infatti è in realtà immutabile, irremovibile, resiste agli anni che passano e ai governi che cambiano, nella sua inscalfibile prevedibilità. Dagli Appennini alle Ande, dal Manzanarre al Reno, Osvaldo Bevilacqua sarà sempre lì, ogni sabato, nei secoli fedele a se stesso, pronto a regalare un momento di immobilità alle nostre frenetiche esistenze. Non sappiamo se finirà i suoi giorni in manicomio come Nietzsche (ma certo direbbe che è un posto meraviglioso), se comincerà ad inneggiare ad un fantomatico superuomo o se inizierà a parlare per aforismi. Sappiamo solo che lui è l'Uguale, e tornerà sempre. A me intanto è venuta voglia di fare un giro a Civita Castellana. Sapete come ci si arriva? sabato 23 febbraio 2008 Ogni autore è pienamente responsabile del contenuto delle sue opere. |
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