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P.T. Anderson, biografia di un genio

di Davide Turchetti

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Ambizioso, giovane, in una parola sola, geniale.
Una fantasia che va al di là dell' immaginabile, un realismo che spiazza e un pizzico di follia che fa di un uomo con questi mezzi, un artista.
Immaginate l'interno di casa Anderson. Io vedo posaceneri dappertutto con sigarette semispente ancora fumanti, cataste di B-Movies buttati qua e là, locandine di film di Altman appese sui muri e migliaia di bozze e appunti su fogli stropicciati!

Uno sceneggiatore irriverente, che mischia alla modernità dei plot narrativi, tecniche di regia usate dai maestri del passato.
Le storie sono sempre raccontate con parallelismi tra vicende di vari personaggi che poi si intrecciano tra di loro, i dialoghi sono serrati, ritmati, veloci, e sembrano quasi cozzare con la splendida lentezza dei numerosi piano-sequenza.
Le sue storie sono spiazzanti, fanno riflettere. A volte ci viene presentata una realtà distorta e paradossale, perfettamente incastrata con situazioni drammatiche che sono all'ordine del giorno.
Sono film nei film, quelli di Anderson, ce lo dimostra la quantità elevata di storie descritte in appena quattro film e la durata di tutto il materiale girato nei due meglio riusciti: Boogie Nights e Magnolia, rispettivamente della durata di 220 e 188 minuti.
Una voglia di raccontare storie e una perfezione dei dettagli degne di un vero genio, una giovane figura che si aggira nello star system facendo tremare i polsi anche alle menti più eccelse.
In pochi sono riusciti a descrivere le sfumature dei caratteri di una persona come ha fatto lui, per questo vedere il volto incazzato di Tom Cruise con i capelli da Mohicano e la vena gonfia sulle tempie, ti fa temere che salti fuori dallo schermo e ti prenda per il collo inneggiando al potere del membro maschile!

Si intuisce fin da subito la sua voglia di fare film; nel 1988, appena diciottenne, scrive e dirige il suo primo cortometraggio sul porno attore Dirk Diggler, ispirato alla vita di John Holmes, personaggio che si ripresenterà nel suo secondo lungometraggio del 1997, Boogie Nights, interpretato da un superdotato e superdrogato Mark Whalberg. Uno spaccato di vita fine anni '70-inizio '80, ambientato tra le strade di Los Angeles e il villone del mago del porno Jack Horner (Burt Reynolds) che recluta qua e là personaggi con voglia di sfondare nel mondo del "sano su e giù".
Il primo film era uscito un anno prima, nel 1996, Sydney. Un'opera, seppur girata con basso budget, che conta nel cast Gwyneth Paltrow, Samuel L. Jackson e l'immancabile Philip Seymour Hoffman che compare in tutti i suoi film.
Poi nel 1999, il grandissimo successo riscosso con Magnolia, vincitore dell'Orso d'oro a Berlino nel 2000 e nominato dall' Academy per la miglior sceneggiatura e il miglior attore (Tom Cruise). In poco più di tre ore di film vengono raccontate 9 storie parallele che poi si intrecciano fatalmente.
L'ultima opera è del 2002, Ubriaco d'amore, sempre scritta e diretta dal nostro "enfant prodige", che è passata quasi inosservata dalle nostre parti ma che merita sicuramente una più accurata visione critica! E' la storia, più che di un ubriaco, direi di un insicuro d'amore (Adam Sandler) che, vista la presenza assillante delle sue sette sorelle maggiori, non ha imparato ad innamorarsi di una donna.

Al pari di Altman, Anderson possiede una vocazione polifonica così lucida e precisa, da poter assemblare decine di storie, personaggi, piccoli episodi paralleli, senza perdere il senso organico della totalità della messa in scena - sia nei termini di svolgimento della narrazione, sia per la coerenza delle scelte registiche, per l'uso significante della colonna sonora. Ma al contrario di Altman, sempre trascendente rispetto alla sua creazione, Anderson è - quasi sempre - immanente ad essa, come fosse l'attore invisibile dietro il volto di ogni attore.

Un regista all'altezza della sua ambizione e, in qualche caso, persino della sua presunzione. E' straordinario, infatti, che questa grande capacità di controllo non solo non soffochi ma al contrario esalti l'emozione, così come la capacità tecnica, il virtuosismo dei piani-sequenza o del montaggio non sproloquiano invano ma costruiscono e danno spessore al testo.

Siamo tutti in trepidante attesa che le ultime notizie ci diano P.T. Anderson seduto dietro una scrivania per scrivere il suo ultimo lucido, delirante capolavoro.

venerdì 24 marzo 2006

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