A scuola da Paolo Sorrentino, esempio di maestria e perfezione dei rapporti regia-sceneggiatura, ambientazioni-colonna sonora, dialoghi-interpreti.
Il dottor Titta Di Girolamo ha appena salutato il suo fratellastro, si vedono appena le loro sagome attraverso la vetrata dell'ingresso di un albergo di Berna, Svizzera. Un uomo nella hall fuma la sua sigaretta, come faceva molto spesso anche il dott. Di Girolamo.
Il fratellastro lo saluta dal finestrino in maniera ironica, un atteggiamento avuto durante tutti i tre giorni passati insieme a Titta.
Il dottore si gira verso la porta d'ingresso e la apre in maniera decisa, un carrello laterale lo segue sul suo tragitto, corde di violini vengono pizzicate come a scandire il ritmo dei suoi passi. Si siede al bancone del bar e gli occhi più belli che egli abbia mai visto nella sua vita lo inchiodano in quella posizione. Rimane fermo, impassibile, ammirato di cotanta grazia; lei lo guarda, sorride mentre si fa scudo coi ciuffi che scendono dai lati della sua testa.
"Forse sedermi a questo bancone è la cosa più pericolosa che ho fatto in tutta la mia vita!"
Sembrava proprio così, almeno era questa l'impressione che aveva dato il dottor Titta Di Girolamo fino a quel momento, il suo unico vero rischio sembrava solo l'eroina di cui faceva uso il mercoledì, tutte le mattine alle dieci in punto, da 24 anni, senza mai fare un'eccezione.
Ma in un uomo così imperturbabile, organizzato, maniaco, sembrava non essere un pericolo nemmeno l'eroina.
Doveva solo ammazzare il tempo, non aveva fretta nel salire i gradini del suo albergo, le vetrine del centro commerciale erano sempre le stesse.
Sembrava che tutti i suoi problemi fossero causati unicamente dall'insonnia e che un uomo distinto e senza più una meta stesse aspettando di morire in un albergo, solo, senza più una moglie, da cui si era separato anni prima e con tre figli che non vede da quando è rinchiuso in una stanza che paga puntualmente ogni primo del mese.
La cosa più trasgressiva che aveva fatto, fino a quel momento, era stato portare in una banca una valigia piena di soldi che alcuni dipendenti avrebbero contato a mano perché "non bisogna smettere mai di avere fiducia negli uomini, il giorno che accadrà sarà un giorno sbagliato".
Gran parte del tempo, però, era sempre seduto al solito posto, con di fronte il bancone del bar e alle spalle la finestra che dà sulla strada ad osservare Lei, la sola cosa che potesse penetrare le sue personalità e riservatezza di ferro.
"Mai sottovalutare le conseguenze dell'amore" scriveva mentre guardava qualcosa che lo facesse sentire vivo, ma mai aveva avuto il coraggio di dimostrare quello che in realtà pensava e provava nei confronti di una ragazza dal viso angelico, gli occhi verdi e il sorriso che incanta.
Non sapeva comportarsi in maniera spudorata e nemmeno riusciva a giocare qualche carta giusta per farla innamorare, ma dal momento in cui si è seduto a quel bancone tutto è tornato a vivere, nuovi orizzonti si aprivano davanti a lui, poteva fare qualcosa per qualcun altro, ma non essendo più abituato a dimostrare nulla che provenisse dal suo cuore, riuscì "solo" a regalarle costosissime scarpe e una BMW cabriolet da 100000 dollari.
Sembrava volesse comprarla, sembrava volesse un corpo in vendita, come altri sembrava facessero, ma lui non era come tutti gli altri, lui cercava solo di "alterare completamente" i rapporti tra loro, non erano regali interessati, cercava solo di attirarla definitivamente verso di sé. Lei dice che non può accettare un regalo così da una persona che nemmeno conosce, gli chiede cosa vuole in realtà da lei, lo rimprovera per i suoi continui silenzi, ma il dottore, convinto di non dover parlare troppo di fronte ad un gesto d'amore per lui così eclatante, ci pensa su e risponde: "Ma che cosa devo dire? Che ne so, che cosa si dice in questi casi?... Io sono un commercialista...".
Sembrava di nuovo finita, il dottore, una sera, fece l'unica eccezione della sua vita per quanto riguarda l'eroina, in più aveva scoperto che la nostra barista da altri si lasciava comprare, forse era cosi che funzionava con lei.
La stessa sera, i segreti di Titta Di Girolamo vennero fuori.
Era stata lei, più tardi, dopo aver bussato alla porta della sua stanza, a chiedere a lui chi fosse veramente.
Fece la scoperta che quell'uomo insonne, cupo e semitossicodipendente, era un commercialista che aveva investito soldi per "Cosa Nostra" e ne aveva persi tre quarti, per questo, fu rinchiuso in un albergo per depositare il denaro della mafia nella Banca Centrale Svizzera, forse, per il resto dei suoi giorni. Da otto anni ormai la sua vita era diventata monotona, apatica, l'unico lusso che si concedeva era perdersi totalmente tra i pensieri che nascevano alla vista della giovane barista dell'hotel.
Sembrava potesse rinascere qualcosa, ma il mancato arrivo di lei all'appuntamento del giorno successivo fece crollare di nuovo la vita del dottore nel baratro più assoluto.
Con coraggio decise di provare a dare una svolta, due mafiosi cercarono di rubargli la valigia, ma lo scaltro Titta la recuperò usando per la prima volta la sua pistola, si tenne i soldi della mafia e li diede agli ex proprietari dell'albergo dei quali origliava le conversazioni nelle sue notti senza sonno, per realizzare il loro sogno, sperò fino all'ultimo nell'arrivo della barista, ma ormai era ora di partire per cercare di recuperare la sua dignità, quella che spetta ad ogni essere umano, andò di fronte ai suoi Boia, faccia a faccia col boss: "Voi vi siete presi la vita mia, io mi prendo la valigia vostra!".
E' una giornata limpida, senza una nuvola, il sole batte su quello che sembra essere un cantiere, il dottor Di Girolamo, appeso ad una gru a svariati metri di altezza ritorna con la mente all'escamotage per recuperare la valigia, immagina la faccia di chi usufruirà dei soldi che contiene, quella dell'ultima donna che gli ha fatto battere il cuore e pensa che una cosa sola è certa: "Ogni tanto, in cima ad un palo della luce, in mezzo ad una distesa di neve, contro un vento gelido e tagliente, Dino Giuffrè si ferma, la malinconia lo aggredisce, e allora si mette a pensare. E pensa che io, Titta Di Girolamo, sono il suo migliore amico", mentre inesorabile e lenta, la gru lo immerge in una vasca di cemento fresco.
venerdì 5 maggio 2006
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