Rifatti il trucco, cammina con la costante sensazione di essere osservato, controlla sempre che tutti i ciuffi di capelli siano al loro posto, ma soprattutto sorridisorridisorridisorridisorridi...
Sei a Cannes amico mio, bisogna presentarsi in un certo modo, quel sorriso può valere milioni e milioni di petroldollari.
Sei sotto gli occhi di tutti, ma soprattutto sei al cospetto del miglior popolo al mondo, i più in gamba, i più bravi, coloro che fanno una cosa soltanto se è fatta bene, se sanno in partenza di non riuscirci, non ci si sporcano nemmeno le mani, perché nel loro Stato perfetto non c'è posto per prodotti scadenti...
Les françaises!
Ancor più degli altri anni, l'ultimo Festival di Cannes si è mestamente concluso qualche giorno fa.
In questi giorni i critici italiani hanno tirato somme più o meno unanimi.
Spropositatamente gonfia, come al solito, la rappresentazione dei film che "giocavano in casa".
Le pellicole francesi hanno deluso, con un'unica eccezione per i pareri positivi da più giornalisti espressi nei confronti di Gérard Depardieu nell'ultima fatica di Xavier Giannoli.
Tutti probabilmente contagiati dallo sciovinismo francese, ma in questo caso ne hanno di motivi per essere soddisfatti, hanno avuto parole di giubilo (chi più, chi meno naturalmente) e soddisfazione per la selezione italiana, con Moretti e Sorrentino in concorso, Bellocchio al Certain Regard e Kim Rossi Stuart alla Quinzane.
Non sembra aver convinto fino in fondo l'adattamento del romanzo dell'anno, Il Codice Da Vinci, c'è chi ha avuto da ridire anche sulla pettinatura improponibile di Tom Hanks nel film.
E poi ci sono Almodovar, con Volver e Sofia Coppola, con Marie-Antoinette e, che Dio li benedica, mettono sempre tutti d'accordo.
Segnalati positivamente anche i ritorni dietro la macchina da presa dei vecchi Ken Loach e William Friedkin con The wind that shakes the Barley e Bug.
Solita conferma, dopo i successi precedenti, per la coppia Iñárritu-Arriaga, regista e sceneggiatore di Babel.
Per il resto, tutte le pellicole che hanno girato sui proiettori della costa francese si sono attenute scrupolosamente alle cinque caratteristiche che un film deve avere per partecipare al festival:
1) deve essere noiosissimo
2) quasi senza dialoghi
3) con attori che, volendo, possono anche non saper recitare
4) con personaggi che si comportano come bestie e di tanto in tanto si accoppiano con le bestie
5) che incitino il pubblico all'autoflagellazione o all'autoerotismo
Registi e sceneggiatori paranoici, maniaci suicidi, voyeur, sessodipendenti cercasi per realizzare un film con attori incompetenti che si comportano come maiali...
...Obbiettivo: Palma d'Oro al Festival di Cannes!
sabato 3 giugno 2006
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