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Il ricordo

di Davide Turchetti

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La memoria è un filo sottile, siamo umani, possiamo dimenticare, ma abbiamo l'obbligo di ricordare.
Il ricordo è fatto di immagini, suoni, odori, sensazioni. Su questo si costruiscono gli eventi futuri, si prova a non ricadere in situazioni imbarazzanti o sfavorevoli, oppure si cerca con tutte le forze di ripetere situazioni piacevoli già viste, vissute, sentite.
Ma è più facile ripetere la prima di queste circostanze, non solo perché le debolezze sono più facili a ripetersi rispetto ai pregi, ma soprattutto perché il ricalcare esperienze meritevoli di essere messe nello scrigno dei ricordi preziosi è una missione che difficilmente va a buon fine.
Il nostro bagaglio di esperienze può essere solo riempito e ogni spazio viene occupato una volta sola, impossibile cancellare. Spostare sì, dimenticare forse ma cancellare non è possibile.

E allora ognuno fa del proprio meglio per cercare di rendere ogni momento della propria vita qualcosa da ricordare.
Dobbiamo fare i conti con quei momenti difficili, a volte insormontabili, ma si spera sempre che quando ci troviamo davanti a punti di non ritorno, con noi abbiamo portato una bella dose di adrenalina e soddisfazione dovuta a situazioni più piacevoli avvenute in passato.

Sono i ricordi che formano l'idea.
E l'idea è il punto di partenza dell'ispirazione.
L'ispirazione può essere aiutata, sostenuta, da fattori che fanno parte delle proprie abitudini, le piccole manie alle quali ognuno di noi non può rinunciare.

Solo l'ispirazione può muovere un corpo di notte, portarlo ad alzarsi dal letto, a sedersi al computer per scrivere parole che in quel momento scorrono dal cervello fino alle mani che tengono una sigaretta accesa, filtrati da una musica sparata nei timpani in cuffia.
Sono questi i momenti in cui il sacco viene vuotato, quando i ricordi prendono forma.

E' qualcosa che ti smuove dentro, è passione, è sudore, sono lacrime e sorrisi, bestemmie e parole dolci, tutto nello stesso momento.
Tutto questo spinge chi, come me, riesce forse ad essere se stesso soltanto quando scrive e parla, o per bocca di qualcun altro o in prima persona, delle immagini fisse nella propria mente, delle esperienze vissute, che formano storie, forse soggetti, forse addirittura sceneggiature.
Il massimo è quando queste idee vengono impresse prima su pellicola e poi nei ricordi delle persone meritevoli di condividere qualcosa che, per chi lo ha scritto, è qualcosa di importante, di personale, di vissuto.

Ed è per questo amici miei che dico sempre che "Chi si ferma è perduto..."
Banale ma efficace, perché un giorno sarà il nostro corpo a mollare, sarà il fisico spremuto del quarantenne soprappeso che diventeremo che ci chiederà pietà.
E allora, finché sono in tempo, non mi limiterò, non dirò mai di no, non girerò intorno alle esperienze.
Più si va avanti con gli anni, più è dura trascinare dietro di se il fardello dei ricordi, che man mano diventerà più pesante in proporzione alla fatica che col passare del tempo accuseremo sempre di più.
E' per questo che mi comporto così, è per questo che non voglio limitarmi mai, voglio che gli spazi del mio bagaglio personale siano riempiti almeno nella maggior parte da ricordi meritevoli di essere raccontati.

mercoledì 31 gennaio 2007

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