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Lei era mia

di Davide Turchetti

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... Continuammo a vederci e a sentirci; mentre lei si esibiva al Moulin Rouge, io facevo il mio lavoro immaginando quanto fosse splendida e quanto gli uomini che la guardavano la desiderassero... Ma lei era mia e non vedeva l'ora di scappare da me.
Tutto questo aveva restituito un altro passo alla mia vita, nuove prospettive, nuovi progetti e mi stavo anche spingendo oltre le mie possibilità.

Un giorno, di quelli che quando vengono non te li dimentichi più, ci ritrovammo di nuovo insieme e a prometterci per l'ennesima volta amore eterno, ma quella volta era diverso, lei sarebbe dovuta partire di lì a poco ma la sua scelta era quella di rimanere con me e per festeggiare passammo un giorno ed una notte interamente insieme senza nemmeno dormire. Ci addormentammo il mattino seguente, insieme, stretti l'uno all'altra.

Al risveglio però, non sentii più il suo calore addosso e anzi, il letto a fianco a me era freddo e vuoto.
Ebbene, mi alzai di scatto e mi accorsi che le sue valigie non c'erano più, ci misi poco a realizzare che era andata via contravvenendo a quanto aveva promesso.
Solo in quel momento riuscii a dare una spiegazione al suo pianto prima di andare a dormire. Non era un pianto di gioia... era un pianto di dolore, un pianto di chi sa benissimo che quella sarebbe stata l'ultima volta che ci saremmo visti. Un pianto che nel momento in cui realizzai, diventò il mio, per averla persa, per essere cambiato per lei senza aver avuto riscontri seri, riscontri soprattutto dalle promesse che mi aveva fatto.
Aveva deciso di andare avanti senza di me, guardando il mondo di traverso, senza affrontarlo di petto, dicendo la verità, nessuno avrebbe mai saputo di noi due, nessuno avrebbe saputo la verità, perché lei non l'avrebbe detta a nessuno. Avrebbe proseguito a testa alta, con me nel cuore ma non nella testa, perché quest'ultima sarebbe stata troppo occupata a limitare l'esplosione del cuore che avrebbe voluto uscire dal petto e impossessarsi della mia vita.

Per me invece, contornato costantemente da sconosciuti sarebbe stata molto più dura risollevarmi, perché oltre ad aver perso lei, avevo perso anche me stesso, la mia identità, il mio modo di fare.

Tutto quello che mi rimaneva di lei era l'immagine che vidi affacciandomi dalla mia terrazza che dava sul Moulin Rouge.
Giù, sulla terra, un cuore gigante con dentro le nostre iniziali.
D e K.

mercoledì 18 luglio 2007

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