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La nobiltà, un "affare" di famiglia

di Enrica Papetti

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La nobiltà, un "affare" di famiglia

C'erano una volta i nobili... o forse esistono ancora? Conti, duchi, principi e principesse hanno "farcito" libri e libri di letteratura fino ad arrivare ai reality show, i romanzi di questi tempi moderni. Ma chi erano questi nobili che riempivano, come fiumi in piena, i racconti di tanti anni fa? Secondo Federico De Roberto, autore de "I Viceré", la nobile famiglia catanese, quella degli Uzeda di Francalanza protagonista della saga, e', alla fine dell'800 in pieno Risorgimento, avida, assetata di potere e meschina. Il loro animo risulta talmente corrotto che si evidenzia anche nella malformazione fisica dei componenti della famiglia.
Ognuno dei personaggi di De Roberto manifesta un eccesso di stranezza e fissazioni che rasentano la follia e l'ossessione. Hanno tutti manie e tic, sono testardi e volubili, cinici ed egoisti come l'anziana Teresa madre snaturata che, dall'alto della sua autorità, perseguita i suoi figli che hanno tutti i tratti della nevrosi da stress: il principe Giacomo è avaro, opportunista e terrorizzato dagli iettatori, Raimondo è un conte viziato, Chiara e Lucrezia molto volubili nei confronti dei loro mariti.

Una nobiltà, dunque, perennemente lacerata da lotte intestine con l'unico scopo di mantenere intatti i privilegi della casta e l'esaltazione della superiorità sociale. Per effetto di questa smodata sete di potere, nessuno della nobile famiglia si salva perché nessuno degli Uzeda risulta affatto sano. E di "beghe" familiari, sicuramente, ne sanno qualcosa i nobili protagonisti de "Il Gattopardo" di Tomasi di Lampedusa. Il principe Fabrizio Salina è un uomo molto complesso, caratterizzato da un profondo conflitto interiore, conflitto che non riescono a capire quanti lo circondano, eccezione fatta per il nipote Tancredi, il quale è in grado di comprendere la natura tormentata dello zio, questo uomo-gattopardo che sa rispecchiarsi solo in suo nipote.
La nobiltà narrata in questo famosissimo romanzo è ormai in piena decadenza, rassegnata, disposta a chinare il capo verso la convenienza. "Se vogliamo che tutto rimanga com'è, bisogna che tutto cambi" dice Tancredi. La nobiltà de "Il Gattopardo" è perennemente sospesa in un equilibrio molto precario, dove cavalcare l'onda dell'opportunità sembra un "affare" di normale amministrazione.

lunedì 19 novembre 2007

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