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Bau bau micio micio

di Rosa Cassano

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Bau bau micio micio

«Ti piacciono molto gli animali vero?»
«Si, a pelo lungo e molto ricchi!»

("Ace Ventura - L'acchiappanimali")

Gli acquari mi rendono triste.
Lo vedo quasi ogni giorno dietro il vetro della finestra di fronte alla mia, bianco, mi guarda curioso come se non gli sembrasse vero che ci sia qualcun altro fuori dal suo piccolo universo, tra una lettiera super-igienizzata, il divano e una scodella sempre piena.
Ho sempre avuto dei gatti tra le gambe fin da piccola, dei gatti senza nome che si avvicinavano per caso dal giardino alla porta sul retro cercando gli avanzi del pranzo. Non abbiamo mai dato loro un nome, non ci appartenevano. Li accoglievamo, molte volte anche in casa dove magari cercavano riparo dal freddo invernale. Me ne ricordo una in particolare, bella, bionda e un po' fetente. Trombava con tutti i gatti che le capitavano a tiro, durante il calore il giardino si riempiva di miagolii compiaciuti, lei dimagriva notevolmente finché la gravidanza non riusciva a calmare i suoi bollenti istinti. Una volta partorì nell'armadio in camera, tra coperte e asciugamani, era il posto più sicuro, caldo, comodo, nascosto, per lei che preventivamente aveva sondato il territorio. Aveva un fratello più grosso di lei, un tigrotto moro, pigro e dormiglione che non disdegnava l'incesto e odiava i nuovi nati.
Tanti sono scomparsi o morti, sotto automobili sempre più numerose e veleni irrorati come fossero acqua. Ogni volta che torno giù dai miei non c'è mai lo stesso gatto fuori in giardino.

Una mattina, poco tempo fa, tornavo verso casa mia, abitavo in un quartiere tranquillo di una piccola città del centro, poco traffico, alberi, il mare a due passi. Un signore era intento ad attaccare manifestini con le foto del suo gatto disperso, era molto preoccupato perché il suo tesoro non aveva mai messo zampa al di là della porta d'ingresso, dieci anni di vita da felino recluso. Dieci lunghi anni senza vagabondaggi, corse, salti, incontri focosi, dieci anni da peluche, curato, coccolato, accarezzato, lavato, profumato. Dopo giorni di estenuante ricerca il signore ritrovò l'animale dietro un cespuglio nel cortile interno della sua stessa dimora, immobilizzato per la paura non era riuscito nemmeno a miagolare per farsi sentire dal padrone.

C'era una volta Canegiò, un tipo tranquillo, andava in giro per le vie del paese incontrando umani e non, fermandosi a far compagnia un po' a tutti, saliva in macchina di chi conosceva e si faceva scarrozzare per ore. Spesso dormiva fuori se qualcuno gli apriva le porte di casa sua. Aveva un posto dove ritornare quando era stanco, aveva un amico che l'ha curato quando è stato male, ma non era di nessuno, la sua vita era per strada.

Sterilizzati, vaccinati, dotati di microchip, collare, catena, dalle code e le orecchie perfettamente amputate, chiusi in spazi limitati, si adattano alla nostra vita da reclusi, tra casa, macchina, luoghi di lavoro. Tutto ermeticamente chiuso intorno a noi e a loro.
Il progresso ci ha liberati dalla fatica del movimento ma allo stesso tempo ci costringe a godere di uno spazio di vita ristretto, è come se stessimo in un cubo di vetro attraverso il quale guardare, assistere, senza contatto alcuno, allo spettacolo dell'esistenza.
Il degrado sono gli escrementi animali e non l'asfalto che divora la terra. Da bravi cittadini siamo pronti a mettere sulla forca chi non usa la bustina per la merda del suo cane ma non ci scandalizziamo minimamente della crudeltà di pratiche considerate tutelanti il benessere degli animali di casa, come il ricorso ormai generalizzato alla sterilizzazione che in realtà tutela la città, non gli animali, dal "fenomeno del randagismo" in difesa di uno spazio concepito e costruito appositamente per le ruote delle nostre macchine. Il controllo che esercitiamo sui nostri "amici a quattro zampe" è mera conservazione di noi stessi, uomini-macchina, a scapito di una qualsiasi altra forma di vita incontrollata che intralcerebbe il nostro continuo movimento.

Ci sono ancora i randagi giù al paese. D'estate li ritrovo ogni volta stravaccati a prendere il sole, pigri aspettano che la temperatura scenda per muoversi.
Li vedo gironzolare per le vie, attenti ai rumori delle auto vanno a caccia di femmine e di avventure. Quando avviene l'incontro della stagione c'è chi aspetta sotto casa dell'amante per giorni interi, completamente annichilito dagli ormoni. Fermo, impassibile, aspetta che la femmina esca di casa non accompagnata, per offrirsi e farsi scegliere. E se succede restano insieme per alcuni giorni, stesi l'uno accanto all'altra all'ombra di un muretto dove si riposano con aria soddisfatta e affaticata.
E ogni volta è un bagno di libertà.

venerdì 16 marzo 2007

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