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Il business dell'incendio doloso

di Enrica Papetti

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Il business dell'incendio doloso

"Mettere la mano sul fuoco", "fare fuoco e fiamme", "mettere a ferro e fuoco". Se fino a qualche tempo fa erano solo innocenti modi di dire, ora "scherzare col fuoco" sembra essere diventato il passatempo preferito di piromani a caccia di notorietà. Il nostro bel paese, infatti, festeggia Ferragosto, portandosi dietro il fardello di un bilancio pesantissimo con più di 4000 incendi boschivi ed una superficie invasa dalle fiamme nettamente superiore a quanto accadeva negli anni precedenti. Telefono rovente quello della Protezione Civile, impegnata quotidianamente a soccorrere quanti, turisti e residenti, si trovano alle prese con le fiamme e con la psicosi che sta dilagando per tutta la penisola.

Un'emergenza, dunque, che non se ne va in ferie e non fa abbassare l'allerta neppure al Corpo Forestale dello Stato che sta lavorando quotidianamente per arginare un fenomeno che si sta espandendo a macchia d'olio. Che l'Italia stia diventando la Sodoma e Gomorra del futuro? Intanto, c'è chi sotto questa puzza di bruciato sente quel particolare aroma che solo il denaro sa emanare. Come farà lo Stato italiano ad intervenire economicamente per il risanamento delle aree boschive, ma soprattutto chi c'è veramente dietro il fenomeno "piromania"? Sono solo veramente piromani isolati, magari con problemi psichici alle spalle o qualcosa di ben più organizzato e, per questo, micidiale? C'è chi è convinto che vi siano i pastori che ambiscono all'allargamento di zone per il pascolo e la coltivazione, ma c'è anche chi sostiene che dietro tutto ciò vi sia un'organizzazione ben più pericolosa che risponde al nome di "ecomafia". Già, infatti, negli anni precedenti si parlava di organizzazioni criminali pronte alla speculazione edilizia nelle aree devastate dalle fiamme. Più spazio, dunque, alle costruzioni e, di conseguenza, a quanti dal mattone hanno tutto l'interesse a guadagnarci. Dalle aree "bruciate", infatti, quasi per magia, sorgono alberghi, comparti residenziali, case vacanze e quant'altro si possa costruire. C'è anche, però, chi punta il dito contro un mancato coordinamento tra Corpo Forestale, Vigili del Fuoco e Protezione Civile per quanto riguarda l'organizzazione dei soccorsi e la prevenzione del fenomeno incendi.

Preoccupate per quanto sta succedendo nella nostra penisola, anche le associazioni ambientaliste che si stanno, ormai da tempo, mobilitando per prevenire ed arginare tutto questo. A bruciare non sono solo semplici tronchi di alberi, ma è un vero e proprio "sistema" ecologico che va in fumo, provocando danni ingenti al nostro patrimonio faunistico e non solo.
Comunque sia, anche le amministrazioni comunali, in tutto questo, sono state chiamate, più volte, in causa. Secondo la legge n. 353 del 2000, ogni comune è chiamato a censire i propri terreni incendiati tramite un apposito catasto. Questo è l'unico modo per poter applicare il divieto di modificarne la destinazione d'uso per 15 anni o di praticare caccia e pastorizia per 10.

Solo, però, stando ai dati, il 24% dei comuni è così diligente da compiere questo atto, se vogliamo, "civile" e solo il 6% è assolutamente a norma di legge. Se, inoltre, nel nord Italia, qualche primo cittadino si è dato da fare in questo senso, nelle regioni del meridione si fatica non poco a stilare i catasti, che potrebbero diventare uno strumento quanto mai importante per la prevenzione.
Non a caso, le zone più colpite dagli incendi sono quelle del Mezzogiorno, dove la mano della mafia agisce più pesantemente, controllando ogni mossa dei cittadini. La Calabria, infatti, risulta, allo stato attuale delle cose, la regione in cui gli incendi hanno bruciato la maggiore superficie, ma è anche la regione che ha più comuni interessati da questo fenomeno. Dunque, è un vero e proprio business quello che gira intorno agli incendi, specialmente dopo il loro spegnimento. Quanto costerà, infatti, provvedere al rimboschimento di queste aree? Chi dovrà pagare tutto ciò, i cittadini con le loro tasse? Una cosa è certa: allo Stato tutto questo giro di affari costa 500 milioni di euro... da qualche parte dovrà pure trovarli.

domenica 12 agosto 2007

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