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Come nascono i bambini?

di Enrica Papetti

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Come nascono i bambini?

"Lo capirai quando sarai grande". Quante volte abbiamo sentito questa frase quando abbiamo chiesto ai nostri genitori "come nasce un bambino?" A occhio e croce in questo modo ci hanno liquidato circa un miliardo di volte. O peggio ancora ci hanno propinato favolette in cui c'era sempre di mezzo o un cavolo od una cicogna. Ma ci hanno potuto 'fregare' al massimo fino alla scuola materna. Se all'asilo, infatti, credevi ingenuamente che tutto questo fosse vero, alle elementari cominci a guardarti attorno, scopri che esistono maschietti e femminucce ed inizi a capire che gli ortaggi ed i pennuti non c'entrano poi così tanto. Insomma, alla fin fine, basta una notte come succede ad Alison, giovane giornalista con una luminosa carriera davanti, nel film Molto incinta, che si ritrova improvvisamente con un bebè da gestire e con un uomo da osservare per capire se potrà essere il futuro padre di suo figlio.

Ma allora, questo cavolo? Sembra che il detto che i bambini nascano sotto il cavolo lo si deve proprio ai nostri padri latini, in particolare a Marco Porzio Catone (234-149 a.C.) poiché fu un grande mangiatore di cavoli ed in ottantacinque anni di vita ebbe ben ventitre figli. Se sotto il cavolo non c'era posto, il problema si risolveva con la cicogna. Ma perché proprio questo elegante animale e non, ad esempio, un comune piccione? In fondo di piccioni ce ne sono tanti e si sarebbero potuti dare il cambio nel trasporto dei neonati, senza far affaticare troppo l'egregio pennuto. Ma a tutto (o quasi) esiste una spiegazione. La leggenda della cicogna arriva da molto lontano, quando l'uomo non conosceva il caos nevrotico della città, ma conduceva una vita semplice immerso nella natura. In questo contesto, la cicogna non era né un animale domestico né addomesticabile, ma sceglieva in tutta libertà di vivere a stretto contatto con l'uomo. Ma quando, secondo la leggenda, la cicogna sentiva che era giunto il momento di spiccare il volo per andare a prendere il nuovo nato? La cicogna, che era solita fare il nido sopra il comignolo, attraverso il suo condotto, poteva ascoltare l'intimità che la coppia condivideva attorno al fuoco e capire quando era ora di aprire le ali.

Tutte queste, come si sa, sono leggende. Ormai tutti (o quasi) sanno come nascono i bambini. Specialmente i babbi, molti dei quali entrano nelle sale parto persino con la telecamera, per non perdersi neppure un attimo di vita del proprio figlio. Allora, partiamo dalla fine, da quando questo piccoletto inizia a strillare perché a fame, a fare i bisognini che riempiono la casa di buon odore e pannoloni ed a guardarti con quegli occhioni che ti dicono "ora sono pronto a farmi strapazzare di coccole". Passo indietro: la mamma sente dei crampi dolorosi alla pancia. E' arrivato il momento, sta per partorire. La prima ad uscire fuori è la testa del bebè, poi le spalle, le braccia e tutto il resto ed infine si taglia pure quel cordone ombelicale che lo teneva saldamente ancorato alla mamma. Altro passo indietro: il bambino è nel pancione e si alimenta proprio grazie a questo cordone. Andiamo ancora indietro, quando il bebè era solo nella mente di un piccolo spermatozoo che, zitto zitto, riusciva a penetrare all'interno dell'ovulo femminile ed a fecondarlo. Ecco svelato il mistero.

Ma quanti bambini nascono in Italia ogni anno? La nostra penisola, si sa, è uno dei paesi col più basso tasso di natalità, specialmente negli ultimi anni. Nel 1960 si calcola infatti che i bambini erano circa 933 mila per passare poi, nel 1999, a circa 525 mila. Negli anni seguenti, questo numero si è in linea di massima stabilizzato. Nel 2004, infatti, i nuovi nati in Italia erano 562.599; nel 2006 560.010. Una diminuzione, dagli anni passati, sicuramente drastica, anche perché le famiglie, dopo il secondo dopoguerra, avevano in media due figli ciascuna, mentre, oggi come oggi, il figlio unico, grazie anche al caro-vita, va decisamente più di moda.

giovedì 25 ottobre 2007

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