"La sai la storia dell'uomo che si butta dall'ultimo piano? Per farsi coraggio continua a ripetersi ad ogni piano 'fin qui tutto bene, fin qui tutto bene' ma il problema vero non è la caduta, è l'atterraggio"
"L'odio" di M. Kassovitz
La legge afferma che se un individuo non appartenente all'Unione europea viene trovato in territorio italiano senza il dovuto permesso di soggiorno deve essere espulso immediatamente. E che nel caso in cui si dovessero presentare delle complicazioni, identificazione, documenti per il viaggio o altro, l'individuo può essere trattenuto, per un massimo di sessanta giorni, nel Centro di permanenza temporanea più vicino nel "pieno rispetto della sua dignità", in attesa del foglio di via.
L'immigrazione in Italia è regolamentata dalla Legge 30 luglio 2002, n. 189, meglio conosciuta come la Bossi-Fini. In realtà i due ex ministri non hanno inventato niente di nuovo, hanno solo peggiorato una legge altrettanto crudele, la Turco-Napolitano, fatta dal centro-sinistra nel 1998.
È nel 1998 che nascono i Centri di permanenza temporanea, i Cpt, dove chi non è in regola diventa un detenuto a tutti gli effetti, con ora d'aria e sbarre e tutto il resto.
Il "pieno rispetto per la dignità" dello straniero si applica attraverso la sua reclusione in grandi strutture dotate di mura alte, munite di vero filo spinato americano, prodotto all'avanguardia provvisto di tante piccole lamette ultrataglienti. La sicurezza degli ospiti è assicurata 24 ore su 24 da pattuglie della finanza, dei carabinieri o della polizia, appostate sia all'entrata che all'interno. Gli ospiti possono godere inoltre di un paio di infradito, di un solo capo di abbigliamento, di camere affollate e senza riscaldamento. Il servizio mensa è veramente ottimo, il cibo viene spesso insaporito da tranquillanti e sonniferi in modo che il sonno ripari ogni mancanza e il torpore affievolisca la spinta verso la libertà.
Questi centri rappresentano un grande business per gli enti che li gestiscono e che li hanno gestiti, dalla Croce rossa italiana alla confraternita della Misericordia, dalla cooperativa Albatros alla fondazione Regina pacis. È una gara al ribasso, chi offre di meno vince come succede per un qualsiasi altro appalto, la solidarietà al miglior offerente. Centinaia di milioni di euro sulla pelle di uomini, donne e minori in balia di un'eccezione giuridica che fa della clandestinità un reato, introducendo nel nostro sistema una anticostituzionale quanto disumana forma di detenzione amministrativa. Gli esseri umani che subiscono ogni tipo di vessazione e sopruso all'interno di queste carceri razziste, non hanno commesso nessun tipo di reato, non hanno subito processi, non pagano per quello che hanno fatto ma per quello che sono.
Il permesso di soggiorno viene rilasciato solo nel caso che l'immigrato abbia un lavoro, la sua legalità dipende da un contratto che il datore di lavoro potrebbe stracciare al primo segno di insofferenza o protesta. Non è detto che questo avvenga abitualmente, comunque sia si tratta di un sistema ingiusto perché rendendo l'immigrato suscettibile al ricatto lo costringe ad accettare qualsiasi tipo di condizione pur di non essere licenziato ed espulso.
I sans papier arrivano in Italia con le stesse aspettative di chi dall'Italia partì per l'America, la Francia, la Svizzera, la Germania, il Belgio, in un passato non tanto lontano da poter essere dimenticato. E sono vittime dello stesso odio, della stessa violenza e dello stesso sfruttamento.
In passato era il governo italiano a svendere i suoi poveri nell'attesa che lo sviluppo economico prendesse quota. La miseria offriva tante braccia pronte al sudore e all'abnegazione. Braccia e gambe e teste che a volte trovarono la morte in miniera. Oggi è l'Italia a comprare dai paesi più poveri, un tot di tonnellate di carne umana all'anno, giusto quanto basta per soddisfare un mercato del lavoro che richiede particolari requisiti, primo tra tutti il sacrificio totale della propria dignità. Se poi lo straniero varca i confini clandestinamente sperando in un asilo politico che non viene quasi mai concesso a chi si lascia alle spalle un paese in guerra, si potrà consolare lavorando sia come bracciante a tempo pieno sotto il giogo di caporali senza scrupoli che pur di non fargli perdere il lavoro sarebbero pronti a sparare, sia come manovale edile nei tanti cantieri a caduta rapida.
Tutto questo succede sotto i nostri occhi senza che nessuno muova un dito per fermare la vergogna di una legge che violenta in continuazione i presunti diritti costituzionali di cui non gode l'immigrato. Nessuno o quasi.
Qualcuno ha denunciato, gridato, manifestato, scritto, diffuso le crudeltà che avvengono dentro i Cpt, le torture inflitte ai clandestini da mani devote, la disperazione di chi ingerisce vetri o pile pur di riuscire a varcare quelle mura verso la libertà. Qualcuno l'ha fatto rompendo il silenzio, pagando con la prigione e l'isolamento, qualcuno non ha fatto finta di niente e sta ancora pagando.
Qualcuno tra le quattro mura della sua cella pensa ancora che l'orizzonte è il solo confine possibile.
giovedì 1 febbraio 2007
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