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MicroMacroLink: cinema e realtà

FilmFakers

del Ladro di Biciclette

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L'emozione di essere scelti come interpreti principali di un nuovo film indipendente, il sogno di ogni giovane attore che diventa realtà... fino a quando non ci si rende conto di essere protagonisti di un clamoroso scherzo e che regista, produttore, telecamera ed il terribile copione altro non sono che dei colossali falsi. Questa volta Studio Universal punta sul reality show, ovviamente basato sul cinema, per divertire e coinvolgere molti appassionati del genere. Per tutti gli aspiranti attori che lottano per emergere, FilmFakers rappresenta il più crudele e allo stesso tempo straordinario reality mai realizzato. I malcapitati, alle prime armi dopo anni di gavetta, sono vittime di prepotenze, scherzi e prese in giro di ogni genere ma disposti a tutto pur di vedere il loro nome nei titoli di coda. Arrivati all'ultimo giorno delle riprese la rivelazione finale: "Non stiamo facendo un film, stiamo fingendo un film!".
L'appuntamento con i 6 episodi del reality è per tutto il mese di Aprile, a partire da sabato 1, ogni venerdì, sabato e domenica in seconda serata.

FilmFakers è un curioso esperimento. F come Falso, riprende il celebre film di Orson Welles, F for Fake (Verità e Menzogna).
In una stazione ferroviaria Orson Welles fa giochi di prestigio e tiene una lezione sul rapporto tra verità e menzogna nell'arte, nel cinema e nella vita, raccontando varie storie in cui entrano Elmyr de Hory, falsario di quadri; Clifford Irving, falsario di memorie; l'imprenditore miliardario Howard Hughes; la celebre trasmissione radiofonica sull'invasione dei marziani; Pablo Picasso; la bellissima O. Kodar e suo nonno, falsario. Film inclassificabile che irritò i più e incantò, divertendoli, i meno. Molti temi, e non nuovi: l'artista come illusionista; l'inutilità dell'arte; la caducità della fama e della nozione di autore; l'arte come menzogna che dice la verità; l'impercettibile linea che divide il vero dal falso. Orson Welles tira le fila in un monologo davanti alla cattedrale di Chartres. Girato in parte da F. Reichenbach che gli fa da spalla e al quale forse si devono i virtuosismi del montaggio. Un patchwork di materiali eterogenei (foto fisse, disegni, immagini di repertorio, riprese documentaristiche) che è anche un disilluso testamento e un malinconico, sardonico congedo.

Dobbiamo essere grati a FilmFakers, come al Grande Fratello. Grati e riconoscenti. Festosi, perfino. Perché? Semplice: perché entrambe celebrano loro malgrado la morte della televisione generalista. Segnano la rottura di un ordine, annunciano l'inizio della fine. Il che non può che riempirci di gioia.
In che senso? Nel senso che FilmFakers, con il pretesto di mandare in onda "la vita in diretta", in realtà finisce palesemente per mettere in scena soprattutto la presenza della macchina televisiva. Dell'apparato, del dispositivo, della regia. Mostrandone tutta l'inadeguatezza, tutta l'inevitabile obsolescenza. Che questa volta è tecnica, non ideologica: quindi è incontrovertibile, non contestabile, a suo modo terminale.

La cosa sorprendente è il suo pretendere di offrirti la vita per dartela poi inscatolata nell'unico punto di vista deciso da chi detiene i mezzi di produzione delle immagini. Intollerabile. Tanto intollerabile da generare il rifiuto del mezzo che veicola l'inganno.

Siamo davvero a una svolta epocale: la tv si rivela di colpo come un medium superato, e prospetta essa stessa la necessità del proprio superamento.

Nella storia dei media è sempre successo così: la crisi di un vecchio mezzo ha portato rapidamente alla messa a punto di un mezzo nuovo. Qualcosa ci dice che stiamo entrando in una fase di questo tipo. E che dobbiamo entrarci con il sorriso sulle labbra. Capaci di godere del nuovo che avanza. Dei suoi azzardi, delle sue contraddizioni. Anche a costo di dover scoprire fra non molto che perfino il nostro caro vecchio cinema rischia - in una fase di così violenta mutazione - di divenire a sua volta un dispositivo obsoleto.

In Italia è la prima volta che il cinema, rappresentato da Studio Universal, cioè una rete essenzialmente dedicata al cinema, riflette sui meccanismi della tv, su quelle trasmissioni di successo. E ogni volta che un medium riflette su un altro medium è un momento, oltre che singolare, anche divertente.

mercoledì 19 aprile 2006

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