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Chi ha paura dell'uomo nero?

di Enrica Papetti

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Chi ha paura dell'uomo nero?

Immaginate di stare in una stanza buia, senza nessuna luce e di avvertire, ogni tanto, qualche piccolo rumore. Quali sono le vostre sensazioni? Ammettete pure che ve la fate sotto e che l'unico desiderio che avete è quello di scappare. Ma se non trovate una via di fuga? Questa è, in pratica, una fobia e quella del buio è la protagonista del sequel diretto da Jeff Betancourt Boogeyman 2 - Il ritorno dell'uomo nero. La storia è sempre la stessa: Laura Porter e suo fratello Henry, dopo l'omicidio dei loro genitori, continuano ad essere perseguitati dalle loro paure, fino a quando non si accorgono che, nella clinica dove si stanno curando, le persone continuano a morire in modi spaventosi, secondo le loro peggiori paure.
Ma come nascono le nostre fobie e quali sono le più comuni? Le fobie sono paure irragionevoli ed incontrollate che colpiscono circa un quinto dell'intera popolazione. Per parlare di fobia vera e propria occorre che il pericolo sia immaginario, ovvero elaborato soltanto nella mente della persona, o che, se anche vi è un minimo rischio, l'individuo cambi completamente vita adattandosi alla propria paura, di gran lunga sproporzionata allo stimolo ricevuto.

Tra le fobie più comuni vi è sicuramente quella del buio, diffusa, in particolare, fra i bambini tra i due e i cinque anni. La notte, infatti, con il suo silenzio, diventa un mondo popolato da mostri e fantasmi che gironzolano indisturbati (poiché non possono essere visti, dato il buio pesto) nella stanza del bimbo pronti ad aggredirlo. Ed ecco allora che rannicchiarsi sotto le coperte sembra non bastare: con un balzo si arriva dritti dritti nel lettone di mamma e papà dove anche i mostri più cattivi non hanno scampo, se ne devono andare. Questa fobia, però, non colpisce solo i bambini, ma anche gli adulti. Sono, infatti, molte le persone che dormono, la notte, con la lucina del comodino accesa, perché riuscire a vedere attraverso l'oscurità sembra già molto più confortante.
E come la mettiamo con l'uomo nero? Tutti sanno che non esiste, dai più piccoli ai più grandi, ma tutti hanno una tremenda paura non solo che di notte si infili sotto le coperte per ucciderci, ma che si nasconda anche di giorno tra le persone più comuni, quelle che noi consideriamo insospettabili. L'uomo nero di oggi è lo stupratore, l'assassino, il pedofilo e chi più ne ha più ne metta.

Oltre alla paura del buio e dell'uomo nero, vi sono altre due fobie forse un po' meno conosciute, ma con un alto potenziale devastante per le nostre menti: la paura dei germi e l'agorafobia. Il termine "misofobia" si usa per descrivere una paura patologica di venire a contatto con tutto ciò che è sporco per evitare qualsiasi contaminazione con i germi. I misofobi, infatti, si lavano le mani in continuazione, in maniera ossessivo-compulsiva e cercano di evitare, in tutti i modi, il contatto fisico umano. Quindi, non aspettatevi dal misofobo baci, abbracci o strette di mano: è più forte di lui, ha troppa paura di sporcarsi!

Un'altra paura non poco distruttiva per la nostra psiche è l'agorafobia, ovvero (definita grossolanamente) il terrore degli spazi aperti (il termine deriva dal greco "agorà", la piazza). In realtà coloro che soffrono di agorafobia provano una sensazione di fortissimo disagio quando si trovano in ambienti non familiari, temendo che possa accadere loro qualcosa di grave. Chi soffre di agorafobia finisce, se non viene curato in tempo, per barricarsi all'interno delle proprie mura domestiche, l'unico luogo che sembra dare un po' di sollievo. Azioni banali, infatti, come ad esempio entrare in un negozio, assistere ad un concerto, andare al cinema, salire da soli su un autobus, cenare in un ristorante possono diventare un vero problema. Di questa fobia soffrono, secondo le statistiche, tante donne tra i 20 ed i 30 anni di età.

Come sconfiggere dunque queste paure e vivere una vita il più possibile tranquilla?
Innanzitutto occorre convincersi che, nonostante le nostre fobie, siamo individui assolutamente normali e quindi non malati gravi. Inoltre, occorre un percorso di psicoterapia per far sì che l'individuo riacquisti, piano piano, il suo equilibrio interiore.

giovedì 10 luglio 2008

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