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Fotografia spiritica: quando i morti dicono "cheese"

di Enrica Papetti

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Fotografia spiritica: quando i morti dicono "cheese"

Immaginatevi la situazione: vi trovate in montagna e volete scattare una foto ricordo al paesaggio che vi circonda, ma quando andate a svilupparla vi accorgete che, nella fotografia, compare anche una persona che non si trovava assolutamente nel luogo che avete immortalato. Le prime reazioni saranno sicuramente quelle di incredulità e forse anche di paura. Non chiedetevi chi sia quell'individuo presente nella foto. Si tratta, infatti, di "fotografia spiritica". Di questo tipo di fotografia se ne parlava già nella seconda metà dell'Ottocento e, ovviamente, la cosa non lasciò indifferenti i produttori cinematografici. Ultima creazione in tema è Ombre dal passato (remake del tailandese Shutter), horror firmato Masayuki Ochiai. Il film narra la storia di due neosposi, il fotografo Ben e sua moglie Jane, i quali si trovano a Tokyo per una luna di miele "lavorativa": stanno infatti realizzando un redditizio servizio di moda. Mentre percorrono la strada di montagna verso il monte Fuji, l'auto piomba addosso ad una donna che si è materializzata dal nulla e che si trova in mezzo alla carreggiata. L'impatto è violento. Dopo aver ripreso conoscenza, i due, però, non trovano traccia della donna che hanno appena investito. Scossi dall'incidente, Ben e Jane ritornano in città dove il fotografo inizia il suo lavoro. Nel frattempo, scopre dei misteriosi aloni bianchi, che compaiono nelle foto sviluppate, somiglianti a delle sagome umane e la moglie crede di vedere, nelle ombre delle foto, la fisionomia della ragazza che hanno investito. Sembrano le solite "americanate", ma in realtà la questione è decisamente più complessa e quanto mai discussa, poiché è molto difficile distinguere le vere foto soprannaturali dalle numerose bufale.

La fotografia spiritica è quella fotografia che contiene immagini, altrimenti inspiegabili, di persone morte, o semplicemente delle scie identificabili come spiriti. Venne scoperta per caso dall'americano (e ti pareva...) William H. Mumler nel 1861. L'uomo posizionò la macchina fotografica davanti a sé per farsi una foto e scoprì, una volta sviluppata, che sulla sedia di fronte all'obiettivo era seduta l'immagine semitrasparente di una ragazzina che Mumler riconobbe essere una sua cuginetta scomparsa dodici anni prima. Ovviamente, come succede sempre in questi casi, Mumler ne creò un vero e proprio business. Molte persone, soprattutto quelle dell'high society, pagavano fior di quattrini per avere la foto di qualche loro caro scomparso. La voce cominciò a diffondersi ed arrivò anche in Europa dove, in pochi anni, proliferarono fotografi spiritici.

Ma fatti inspiegabili dal punto di vista fotografico sono avvenuti anche in tempi più vicini a noi. Il 19 novembre 1995 scoppiò un incendio al Wem Town Hall, nella città di Wem Rural, Shropshire, in Inghilterra. Il fotografo Tony O'Rahilly si recò sul posto per scattare alcune foto. Inizialmente non notò niente di strano; grande fu il suo stupore quando, sviluppata la pellicola, si accorse che una foto mostrava una figura femminile avvolta dalle fiamme, in piedi dietro una ringhiera.
La foto era stata scattata con un teleobiettivo da 200 mm e i vigili del fuoco assicurarono che lo stabile era sgombro e che nessuno avrebbe potuto superare il cordone di sicurezza attorno all'edificio.
Il caso destò non poco scalpore e la fotografia venne fatta analizzare dai migliori esperti dell'epoca che non rilevarono alcun tipo di manomissione. Distinguere il vero dal falso, però, in questo campo è difficilissimo soprattutto oggi che esistono tanti programmi per ritoccare foto a piacimento.
Comunque, se qualche scettico volesse provare...

mercoledì 20 agosto 2008

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