MicroMacroLink: cinema e realtàFunerale all'italiana
di Enrica Papetti
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"48, morto che parla", "Non ti preoccupare, sarò una tomba", "Sei pallido come un cadavere". Questi modi di dire, vagamente "funerei", sono entrati ormai nel nostro linguaggio comune, nonché nel nostro quotidiano, tanto è vero che quando si parla dell'altro mondo, lo si fa molto spesso con una sottile vena ironica. Forse perché, fin dall'antichità, l'uomo ha sempre avuto paura della morte, considerato un vero e proprio spauracchio, ed ha cercato di fare di tutto per esorcizzarla. Ed ecco, allora, che il tragicamente comico "Funeral party", nuovo film di Frank Oz, uscito in questi giorni nelle sale cinematografiche, rispecchia in pieno la società di oggi dove, anche un avvenimento tragico, come il funerale, viene preso a pretesto per situazioni comicamente paradossali, per parlare di gossip e scovare anche gli "altarini" del povero defunto. "Non c'è niente che provochi singulti di ilarità generale come a un funerale, che è lo spettacolo della morte", diceva il caro e bravo Totò. Ma come si comportavano i nostri antenati di fronte ad un uomo che se ne andava per sempre all'altro mondo? Nell'antica Roma esistevano già quelle che noi chiamiamo, oggi, imprese di pompe funebri. A loro spettava il compito di organizzare, nei minimi dettagli, questo "passaggio" e di assumere mimi, danzatrici e lamentatrici professioniste per partecipare al funerale. E' proprio dai nostri antenati che è iniziato quello che possiamo tranquillamente definire il "business della lacrima". Ma il rito funebre, di certo, non terminava in questo modo. Nove giorni dopo la deposizione della salma (per la serie "non facciamoci mancare nulla"), i Romani organizzavano una grande festa in cui si versavano vino ed altre bevande sulle ceneri del defunto. Da allora i tempi sono cambiati, ma le tradizioni sono rimaste, in linea di massima, sempre le stesse. In diverse regioni dell'Italia meridionale, intorno agli anni Cinquanta, esisteva ancora la figura della lamentatrice, più grossolanamente chiamata "la piagnona" che, molto spesso, durante il funerale, prendeva la direzione del coro, ricordando le virtù del defunto. Tutto questo secondo moduli standard, di cui solo alcune parti cambiavano a seconda della persona che si doveva, per così dire, compiangere. La cosa più curiosa, però, è che a dimenarsi, urlare per il dolore fino ad arrivare a delle vere e proprie crisi convulsive non erano solo i parenti del malcapitato, ma anche gente estranea che del morto non sapeva nulla o quasi. Si trattava sempre di persone dalla psiche labile e magari colpite da un altro lutto recente che, per solidarietà, versavano qualche lacrimuccia. Il funerale è stato legato, molto spesso, all'elemento culinario. In Emilia Romagna, in particolare per il giorno dei defunti, venivano preparate delle minestre di ceci, poiché il legume era simbolo della vita dopo la morte. Parlare di tradizioni va bene, ma, in pratica, oggi come oggi, quanto costa organizzare un funerale? Dopo il caro-benzina, il caro-scuola, il caro-vita, spunta anche il caro-morte. La città più economica, secondo le statistiche, è Roma dove un funerale "all inclusive" costa intorno ai 2.000 euro, mentre la più costosa è Milano con circa 3.500 euro. Anche in questo caso, però, esistono sconti ed agevolazioni. Genova, ad esempio, propone un vero e proprio "pacchetto funerale" al costo "ragionevole" di 2.000 euro. I più esigenti, ovvero coloro che vogliono un bel funerale seduti comodamente sulla poltrona di casa, da oggi possono farlo direttamente via internet. Esistono, infatti, dei portali tramite i quali è possibile organizzarsi il passaggio all'altro mondo, scegliendo le composizioni floreali migliori e le frasi di circostanza, tutto spiegato nei minimi dettagli. Un "funeral planner", dunque, elettronico, senza scomodarsi troppo per l'occasione. domenica 23 settembre 2007 Ogni autore è pienamente responsabile del contenuto delle sue opere. |
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