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Hip hop: il ballo della strada

di Enrica Papetti

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Hip hop: il ballo della strada

E' nato alla fine degli anni '70 in America e si è diffuso rapidamente in tutto il mondo. E' l'hip hop, un tipo di ballo, ma, per alcuni, anche e soprattutto uno stile di vita, un modo di vestirsi e di pensare. Questa danza, considerata spesso "ibrida" poiché deriva da una commistione di generi, è anche la protagonista di Step Up 2 - La strada per il successo, film di recente uscita nelle sale cinematografiche. La pellicola, diretta da Jon Chu, racconta la storia di due ragazzi che, in una scuola del Maryland stile "Saranno Famosi" (o Amici, come preferite...), si incontrano e, per la legge degli opposti che si attraggono, si innamorano. Poi sarà il ballo a fare tutto il resto.

Ma quando e come nasce questo genere hip hop? Chiamato anche popping, locking, b-boying o breaking, non nasce all'interno di prestigiose accademie, ma direttamente, come la maggior parte di questi tipi di ballo, in strada. L'hip hop deriva, come abbiamo già detto, da molti e diversi generi: dal ritmo dei tamburi africani, dal kung fu cinese, dalla capoeira brasiliana e da altre tantissime influenze. Ma c'è un elemento che desta ancora maggiore curiosità: gli "street dancer" (ovvero i ballerini di strada) usano l'hip hop, alla fine degli anni '70, come un sostituto alle risse ed ai combattimenti. Spieghiamo meglio. Al posto di ottenere rispetto attraverso un modo violento di agire, i ballerini si avvalevano della loro vera passione: la danza. Una sorta di sfogo "creativo" contro le energie negative dei giovani violenti. L'essenza vera dell'hip hop diventa, quindi, la sfida, una o più sfide mirabolanti per ottenere il consenso di un pubblico non sempre accomodante.

L'hip hop, però, non è solo danza, non è solo un modo particolare di muovere il corpo: ballare hip hop significa anche vestirsi in un certo modo. I ballerini di hip hop, infatti, usano un abbigliamento molto particolare, che annulla la forma del corpo ed elimina le differenze fra l'uomo e la donna. Ballare hip hop significa esprimere le proprie capacità psico-fisiche, esternare la propria personalità ed il proprio modo di relazionarsi con il mondo esterno.
Come tutte le discipline, anche l'hip hop ha una sua propria terminologia, una sorta di codice che gli street dancer usano per definirsi.
Ecco alcuni esempi:

Breaker: colui che esprime il suo messaggio con evoluzioni strabilianti.
Freestyle: è l'improvvisazione, la capacità d'inventare qualcosa di nuovo ogni volta, interpretare le regole a proprio piacimento senza tradirle.
Mc o Fly: maestro o maestra di cerimonia che ha il compito di "scaldare" il pubblico.
Locking: stile di ballo basato sull'isolazione e il blocco del movimento articolare.
Popping: stile di ballo basato su esplosività e velocità del movimento.
B-Boy/Fly-Girl: sono i nomi usati per descrivere i ragazzi o le ragazze che fanno parte della cultura hip hop: un ragazzo, per essere un vero b-boy, deve essere o un rapper, o un writer (è l'hip-hopper che dipinge sui muri graffiti), o un breaker (è l'hip-hopper che balla la break-dance).
Jam: sono le feste tipiche degli hip-hopper. Musica rap "a palla", break-dance e a volte gare tra writer: il massimo per i b-boyz e le fly-girls!

Data la larga diffusione di questo ballo, oggi come oggi sono molte le palestre e le scuole di danza che offrono la possibilità ai ragazzi di avvicinarsi al mondo dell'hip hop che, molto spesso, arriva persino a sconfinare in un altro genere assai diffuso, il jazz.

martedì 22 aprile 2008

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