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MicroMacroLink: cinema e realtà

Memoria cellulare, tra fantascienza e realtà

di Enrica Papetti

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Memoria cellulare, tra fantascienza e realtà

Può un uomo che ha subito un trapianto di organi possedere memorie del proprio donatore? Apparentemente, potrebbe sembrare pura fantascienza, ma dopo aver guardato The Eye forse qualche nostra certezza potrebbe crollare.
Il film racconta la storia di Sidney, una bella violinista cieca, che ottiene la vista grazie ad un trapianto di cornea. La giovane si abitua al suo nuovo mondo, ma, in concomitanza a questo intervento, inizia ad avere strane e terrificanti visioni di morti. Spaventata e sull'orlo della pazzia, Sidney cerca di scoprire chi le ha donato le cornee e quale segreto racchiudono i suoi "nuovi" occhi. Il fenomeno descritto nel film, mai riconosciuto dalla comunità medica, prende il nome di "memoria cellulare" ed è, in un certo senso, borderline, al limite tra realtà e fantascienza. Secondo questo fenomeno, la nostra personalità, le nostre storie ed i nostri gusti non rispondono solo al cervello, ma dipendono anche da altre cellule all'interno del corpo. Questo si manifesterebbe soprattutto dopo i trapianti.

Nonostante non sia stata ancora riconosciuta dalla scienza, non mancano casi notevoli di memoria cellulare. Ad esempio, a Londra, Cheryl Johnson, una donna di 37 anni, l'anno scorso ha dovuto, a causa di una sindrome nefrotica, sottoporsi ad un trapianto di rene. Dopo l'operazione, ha iniziato a comportarsi in maniera diversa. Lei è convinta di stare sviluppando la personalità del suo donatore, un uomo di 59 anni morto per un'emorragia cerebrale. Stessa sorte per Ian Gammons, sottoposto al trapianto di un rene donatogli da sua moglie. Dopo l'operazione, iniziò ad amare e ad appassionarsi a tutto ciò che faceva la sua consorte, tra cui fare spesa e shopping.
Possiamo citare, proprio a questo proposito, anche il caso di una donna statunitense che soffriva di vertigini. Dopo l'intervento, iniziò a praticare free climbing: l'organo trapiantato, infatti, apparteneva ad uno scalatore. Il fenomeno della memoria cellulare permette alle cellule di continuare a produrre anticorpi particolari anche quando l'antigene che li ha creati è completamente sparito dall'organismo. Queste cellule manterrebbero una copia del suddetto antigene, trasmettendolo alle cellule figlie. Si produrrebbe, quindi, una sorta di "clone" cellulare specifico per quell'antigene, capace di rimanere nell'organismo a lungo, a volte per una vita intera.

La memoria cellulare, però, non sarebbe (usiamo il condizionale perché non è un fenomeno ritenuto scientifico) presente solo in coloro che hanno subito un trapianto di organi. Questo fenomeno apparterrebbe, ad esempio, anche a quanti hanno subito traumi, poiché la memoria cellulare condizionerebbe l'equilibrio generale dell'individuo. Spieghiamo meglio. Se una donna subisce uno stupro, difficilmente, nei primi tempi, riuscirà a relazionarsi con il proprio partner o con qualsiasi altro uomo. Perché? Perché l'atto della violenza è come se venisse "immagazzinato" (e non "archiviato"... fate bene attenzione!) dalle cellule e, in alcuni casi, la possibilità che questo trauma venga rimosso è davvero molto bassa.

Alcuni ricercatori, nonostante lo scetticismo generale, stanno studiando questo fenomeno, per far sì che la memoria cellulare possa essere davvero di aiuto alla medicina. Nel 2007, sono stati trapiantati alcuni linfonodi artificiali in un topo. Questo ha iniziato subito a produrre cellule immunitarie in grado di contrastare la molecola sconosciuta. Dopo un mese questa "memoria cellulare" era ancora conservata ed i linfociti del topo erano ancora in grado di contrastare l'antigene. Un bel passo avanti, dunque, per sconfiggere una delle più grandi piaghe del secolo: l'AIDS.

venerdì 11 aprile 2008

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