MicroMacroLink: cinema e realtàMonaco e ritorno
del Ladro di Biciclette
stampa l'articolo - invia ad un amico Non rispecchia la realtà Munich di Steven Spielberg, secondo l'ex agente del Mossad Yediot Ahronot. L'agente, che afferma di aver partecipato all'uccisione dei palestinesi, sostiene che nessuno degli agenti israeliani ha provato incertezza sull'opportunità della missione. Yediot si è poi detto indignato per la scena del film in cui Spielberg mostra le Torri gemelle: "Cosa vuol dire? Che l'attentato alle Torri è avvenuto per colpa degli ebrei?". Ancora polemiche per Munich, l'attesa pellicola di Steven Spielberg. Questa volta il regista americano è nel mirino della destra israeliana più oltranzista, che lo accusa di fare propaganda contro lo stato ebraico. Contrariamente a quanto il titolo lascerebbe pensare, l'assassinio di 11 atleti israeliani alle Olimpiadi di Monaco 1972 non è che l'antefatto del film. Anche la ricostruzione storica dei fatti è finita sotto accusa, e questa volta non da parte sionista. Il film di Spielberg omette infatti un episodio gravissimo, forse per mitigare il tono critico nei confronti degli agenti israeliani. Il Mossad infatti uccise un innocente, il cameriere marocchino Ahmed Bouchiki, mentre passeggiava per strada con la moglie incinta. La vittima era stata scambiata per Hassan Salameh, capo del gruppo terrorista palestinese. Il film ha comunque ricevuto un'ottima accoglienza di critica e pubblico, nonché il plauso delle famiglie degli atleti israeliani vittime dell'attentato. Secondo il New York Times, Spielberg starebbe facendo pressioni sul Comitato Olimpico Internazionale affinché l'attentato di Monaco venga commemorato alle Olimpiadi di Pechino 2008. Il CIO finora ha respinto tutte le richieste in tal senso, definendo un'eventuale cerimonia di commemorazione "eccessivamente politica". La comparsa di un terrorismo dalla dimensione internazionale si può datare al 1970, quando la resistenza palestinese passò a colpire gli interessi israeliani ovunque si trovassero e con atti impressionanti e clamorosi, capaci di occupare per giorni la stampa e la televisione. Siamo abituati, purtroppo, alle immagini di sangue e di morte che documentano gli effetti delle azioni terroristiche. Nel caso dell'11 settembre, invece, abbiamo letto gli effetti devastanti della strage più nello strazio e nelle speranze frustrate dei parenti, nell'angoscia dei sopravvissuti, nell'implacabile e spersonalizzata violenza di immagini forti (Ground Zero), che nei corpi e nei volti delle vittime. Come se migliaia di lavoratori e cittadini avessero perso, oltre alla vita, il supremo diritto all'identità, inghiottiti in un abisso la cui unica testimonianza è data da un fascio di contorte nervature d'acciaio e dallo strato di polvere e detriti che copre ogni cosa. Fonti: giovedì 9 marzo 2006 Ogni autore è pienamente responsabile del contenuto delle sue opere. |
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