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Il precario... dove lo metto?

di Enrica Papetti

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Il precario... dove lo metto?

Il precario... dove lo metto? E' questa la domanda che si stanno ponendo milioni di italiani, in particolare giovani, che non riescono "ad arrivare alla fine del mese", nel vero senso della parola. E del precariato nel nostro belpaese ne parlano un po' tutti, persino il cinema. Nel suo ultimo film Tutta la vita davanti, Paolo Virzì tratta di un'altra categoria di lavoratori, i "precariamente occupati". La giovane Marta, protagonista del film, siciliana e neolaureata con lode, si vede trapiantata a Roma in cerca di occupazione. Dopo aver preso "mille porte in faccia" dal mondo accademico ed editoriale, si ritrova prima a fare la babysitter alla figlia di una povera sbandata e successivamente viene introdotta nel "magico" mondo del call center della Multiple, un'azienda specializzata nella vendita di un apparecchio di depurazione dell'acqua che dovrebbe fare miracoli (le televendite insegnano...). Inizia, dunque, il suo percorso nel precariato, un mondo che illude i giovani lavoratori per poi nominarli ed eliminarli in perfetto stile Grande Fratello, a volte senza neanche dare loro plausibili motivazioni.

Ma quanti sono i precari in Italia? Innanzitutto dobbiamo dire che mai come per questo termine, la cara lingua latina ci aiuta. "Precario", infatti, deriva da prex, precis ovvero preghiera, ma oggi come oggi per trovare lavoro magari fossero sufficienti solo le suppliche! Se non ci basta, sfogliando il vocabolario alla voce precario si legge "la condizione di quelle persone che vivono, involontariamente, in una situazione lavorativa che rileva, contemporaneamente, due fattori di insicurezza: mancanza di continuità nella partecipazione al mercato del lavoro e mancanza di un reddito adeguato su cui poter contare per pianificare la propria vita presente e futura". In altre parole il precario è quel povero "sfigato" che non può comperare casa perché non riesce a pagarsi il mutuo, non può sposarsi perché non ha soldi sufficienti, non può, quindi, costruirsi una famiglia perché non sa se fra un mese sarà licenziato o meno.
Uno studio condotto dall'Istituto Nazionale di Statistica ha rilevato dati alquanto inquietanti per quanto riguarda l'occupazione italiana: alla fine del 2006 i precari erano 3.757.000. Tale studio, inoltre, evidenzia che non sempre il cosiddetto lavoro flessibile sia la porta di accesso al "miraggio" del contratto a tempo indeterminato. Il precariato riguarda, in particolare, le fasce di età dai 20 ai 30 anni e gli over 40.

Ma quanto conta in tutto questo l'istruzione? Molto poco, visto che tra i precari non vi sono solo coloro che hanno conseguito l'obbligo scolastico, ma anche diplomati ed addirittura il 18 per cento ha in mano pure una laurea. Ma chi soffre di più, tra uomini e donne, la malattia del "precario"? Sicuramente le donne, visto che rappresentano il 56 per cento dei "senza fisso lavoro" e rimangono tali per un periodo doppio rispetto agli uomini. Inoltre, anche la retribuzione appare più "magra" rispetto a quella dei loro colleghi, nonostante la laurea col massimo dei voti.

Ma a quanto ammontano in cifre i salari dei precari? In Italia il 31 per cento percepisce meno di 800 euro al mese, il 26 per cento da 800 a 1.000 euro, il 20 per cento da 1.000 a 1.200 euro, il 13 per cento da 1.200 a 1.500 e solo il 10 per cento va oltre questa cifra. Dunque, che fare? Le soluzioni potrebbero essere due: o continuare così o sposarci tutte il figlio di Berlusconi che della parola "precariato" conoscerà, forse, a malapena il significato. Intanto, non abbattiamoci e pensiamo soprattutto che, in Europa, siamo davvero in buona compagnia.
In Spagna, hanno indetto un concorso per eleggere il miglior precario, ovvero colui che ha lo stipendio più basso, il tempo di durata del contratto più breve ed alle peggiori condizioni.

lunedì 31 marzo 2008

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