MicroMacroLink: cinema e realtàSpider-Man: il supereroe con super problemi
del Ladro di Biciclette
stampa l'articolo - invia ad un amico Un executive americano degli anni Ottanta pronunciò la famosa massima, secondo la quale, i migliori film dai fumetti, sono quelli tratti da fumetti che non esistono (come Indiana Jones). Perché non devono competere con gli originali su carta stampata. Ma se c'era qualcuno in grado di smentire tale principio, questi era proprio Sam Raimi. Se ci voleva così tanto tempo per realizzare il film del più popolare dei supereroi - una lunga contesa per i diritti tra due major ne ha ritardato a lungo la produzione - il risultato dimostra che non è stato speso invano. La scelta decisiva di Tobey Maguire, contratto, malinconico e rabbioso come solo i teenager possono essere, la fedeltà ai dettagli e alla lettera della storia: tutto rimanda a una cura visiva e a una notevole prossimità con il personaggio e il suo universo caratteristico. A differenza di George Lucas, che nella saga di Guerre stellari trasforma ogni immagine in un fumetto digitale svuotato di pesi e corpi, Raimi ha riempito l'eroe di carta di Stan Lee, di sangue e di nervi, gli stessi che lo rendevano così vivido rispetto a quel frignone perbenista e paternale di Superman. Non è un caso che la scena più bella sia una scena d'amore. Peter guarda negli occhi la sua amata Mary J., ignara della sua identità segreta, che gli chiede cosa pensi di lei l'Uomo Ragno. E lui, pazzo d'amore, gli riferisce le romantiche parole del proprio desiderio come se le avesse proferite l'eroe mascherato. Una finezza quasi shakespeariana, che è il disperato stratagemma di un supereroe pronto a difendere il mondo dalle più diaboliche minacce criminali ma indifeso come ogni adolescente di fronte all'amore. Del resto, non è questa la ragione per la quale i teenager amano i fumetti dei supereroi? Gli adolescenti vivono l'esplosione degli ormoni come le mutazioni che trasformano i loro personaggi preferiti in creature eccezionali, come loro devono giostrarsi tra le pressioni di identità contrastanti - chi sono? Chi sto diventando? - e stressarsi cercando di capire che forma assumerà il loro corpo e la loro personalità. Cercando di accettarsi e di farsi accettare dagli altri. Proprio come Hulk e Batman. Questa miscela di frustrazione e dedizione anticrimine, repressione sentimentale ed esuberanza muscolare colpì a tal punto l'immaginario dei divoratori di comics, che l'Uomo Ragno divenne ben presto il fumetto più popolare della Marvel comics, arrivando addirittura ad essere protagonista di quattro serie diverse di albi mensili. Sam Raimi non ha preso di mira il disegno dei maestri dell'evoluzione grafica e stilizzata dell'Uomo Ragno più maturo come John Romita e Todd McFarlane, ma ha ripreso il tratto grosso e la New York dei vicoli bui e delle periferie piccolo borghesi, senza rapper e graffiti, del suo primo disegnatore, Steve Ditko, che Lee aveva preferito al più celebre Jack Kirby (il disegnatore dei Fantastici 4), per evitare che conferisse al suo eroe il tono muscolare e l'aspetto gladiatorio tipico dei primi fumetti Marvel. Fu lui a inventare le posture stilizzate e nevrotiche che il supereroe assume caracollando tra i grattacieli come un trapezista in un canyon, appeso alle liane della sua ragnatela come un proiettile a una fionda. Raimi ne ripete le figure e nella durata dell'inquadratura ne prolunga la tensione muscolare, fino alla spasimo. L'Uomo Ragno è un corpo che precipita nel vuoto e si schianta sulle facciate dei grattacieli, un ragazzo che pattuglia la notte e di giorno è un essere confuso, frustrato e incapace di sfuggire agli infiniti agguati della vita. Come tutti. martedì 10 ottobre 2006 Ogni autore è pienamente responsabile del contenuto delle sue opere. |
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