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I segreti dell'omofobia dal 1963 ad oggi

Cosa penserebbe Marcel Carné della vittoria di I segreti di Brokeback Mountain alla Mostra del Cinema di Venezia? Nel 1982 il grande regista francese, scomparso dieci anni fa, fece leggere durante la cerimonia della premiazione un comunicato nel quale, come presidente della giuria, si dissociava fortemente dal verdetto della giuria stessa (che per la cronaca fece prevalere Lo stato delle cose di Wim Wenders).
Carné avrebbe voluto che trionfasse Querelle, il film postumo di Fassbinder al quale comunque predisse un posto d'onore nella storia del cinema. Evidentemente non era ancora il momento giusto per fare vincere un film così sfacciatamente gay. Le cose però cambiano, sia pure gradatamente. Nel corso di questi ventiquattro anni alcuni premi sono stati attribuiti ad attori e attrici in ruoli gay (come gli Oscar a William Hurt con Il bacio della donna ragno e Hilary Swank per Boys Don't Cry o il Leone a Javier Bardem per Prima che sia notte). Nel 1993 poi a Berlino l'Orso d'oro fu vinto da un film a tematica omosessuale: Il banchetto di nozze.
Finora però mai aveva vinto una storia d'amore, indubitabilmente ben più coinvolgente di una commedia. Personalmente quando lessi il breve racconto della settantenne Edna Annie Proulx, edito in Italia col titolo Gente del Wyoming, lo trovai asciutto e lancinante, essenziale eppure capace di scavare profondamente nei sentimenti. In appena una cinquantina di pagine questo racconto, pubblicato nel 1997 sulle pagine del New Yorker, riesce a dare vita a un mondo intero, ad una storia d'amore verosimile e toccante.
Dietro il machismo dei cowboy - protagonisti di un genere cinematografico che ha dato vita a capolavori - non è mai stato difficile vedere un'omosessualità più o meno latente. Come, per ricordare i casi più eclatanti, in Fiume rosso (1948), in cui Montgomery Clift è invaghito di John Wayne, o in film incentrati sulle relazioni strettissime fra due uomini inseparabili, come Butch Cassidy (1969), Uomini selvaggi (1971) o Zachariah (1971), che Vito Russo definisce "un'epopea sull'amicizia virile".
Senza tralasciare, naturalmente, i casi in cui l'omosessualità è viceversa palese come il provocatorio Lonesome Cowboys di Andy Warhol (1968) o l'incredibile The soilers - parodia di un western di successo, The spoilers - una comica del 1923 di Hal Roach, nel quale un effeminato cowboy è attratto da Stan Laurel, il "suo eroe".
Brokeback Mountain è un melodramma struggente di ottima fattura. Il film di Ang Lee (Leone d'oro all'ultimo festival di Venezia) ha le forme di un western atipico nel tema trattato e nella periodicizzazione temporale, quanto classico e rigoroso nella messa in scena e nel calco narrativo. Siamo nell'America rurale dei primi seventies - tutta paesaggi sconfinati ed antiche tradizioni - dove la cultura del ranch e dei rodeo sopravvive anacronisticamente. In questo ambiente suggestivo, il regista firma un film intimo, dalla rara forza emozionale e da un raffinatissimo fuoricampo. Coraggioso inoltre nelle scelte stilistiche così classiche e nell'affidare i ruoli a due giovani attori alle prese con una prova molto ardua, fatta di sguardi, grande fisicità e sentimenti non espressi. Un inaspettato incontro su una montagna sperduta, isolata dal mondo, uniti da un lavoro annichilente, segnerà definitivamente la loro esistenza, le loro scelte e il loro futuro e sarà il motore per una drammaturgia dal respiro ampio e profondo. Tutto l'universo del film è chiuso magistralmente in questo rapporto. Anche quando i due amanti sono costretti a non vedersi per anni, è il senso di irreversibile unicità del loro stare insieme e l'impetuosità dei loro istinti a riempire i sensi di chi li osserva incuriosito, e non la natura omosessuale del loro amore che in realtà è solo un intelligente espediente per accrescere le potenzialità melodrammatiche del plot, enfatizzando le difficoltà dell'incontro amoroso. Lee immortala questo senso di esclusività dell'amore, quella sensazione di dover sempre aggrapparsi ai rari momenti della vita in cui ci si sente toccati dalla felicità, nella forma in cui la immaginiamo, con la pancia o con la testa, griffando un melò intenso e crudele dalle poche sbavature e dal commovente respiro classico.
Attenzione: i genitori di Jack (il bravissimo Jake Gyllenhaal) frequentano la chiesa pentecostale, mentre quelli di Ennis (un convincente Heath Ledger) si definiscono metodisti. Inoltre, nel Wyoming, uomini come i due protagonisti, possono finire uccisi, violentati, col pene strappato. E infine, la giacca imbrattata di sangue. Questi sono tutti elementi essenziali per denunciare un piccolo contrappunto nei confronti di splendide opere quali il film di Ang Lee o il recente Mysterious skin. Non ho gradito che questo, come tanti altri film, colleghi l'essere gay alla malattia e al peccato. E va bene che la narrazione parte dal 1963 ma non sarebbe ora che si raccontasse l'omosessualità anche come amore e semplicità?
I segreti di Brokeback Mountain ha sollevato un gran "polverone" in America, figuriamoci cosa potrebbe accadere in Italia. A cosa mi riferisco? Tre parole: La chiesa, la morale, il sesso: dopo il documento di Papa Ratzinger contro i preti gay si è accesa la polemica. La testimonianza di padre Daley, attivo nello stato di New York, è a questo proposito del tutto particolare: prete da 30 anni, il 5 marzo del 2004 ha dichiarato pubblicamente la sua omosessualità.
"Credo che il documento sui preti gay sia doloroso e datato, i preti gay sono stati presi come capro espiatorio dei preti pedofili. Il problema, quindi non è l'orientamento sessuale ma la maturità sessuale, il saper vivere il celibato. L'orientamento sessuale non cambia, e non si può cambiare, è insito in noi già da piccoli. E non capisco perché il sesso sia considerato un peccato così grave per la Chiesa. Gesù non ne ha mai parlato, mentre la Chiesa sembra esserne ossessionata. L'unica maniera per vivere pacificamente una vita casta è esprimere le proprie energie sessuali in una realtà più ampia, in una prospettiva d'amore più ampia. Conosco molti preti eterosessuali e omosessuali che hanno relazioni stabili da anni e senza quelle relazioni avrebbero abbandonato il ministero da anni. Il mio orientamento sessuale non posso cambiarlo, sono come Dio mi ha creato e benedico la sua volontà".
Programma televisivo: Le invasioni barbariche. In studio ne parlano Luigi Amicone, direttore del settimanale Tempi, il romanziere Aldo Busi, Daniele Capezzone, segretario dei Radicali ed Elisabetta Gardini, portavoce di Forza Italia.
Amicone, cosa può succedere a Padre Frederick per essersi dichiarato?
"Ne ha parlato con le autorità della Chiesa, è un caso singolare ed eccezionale. Il problema non è la sessualità, ma la persona. Mi pare legittima da parte della Chiesa un'impostazione educativa, perché il vero problema è concepire la sessualità all'interno della vita. Il sacerdote ha un compito prima di tutto educativo".
Gli risponde animatamente Aldo Busi: "Non sono più sensibile a queste fisime, non capisco che senso abbia voler dichiarare il proprio orientamento sessuale in un'istituzione religiosa e sessuofoba che ha calpestato e umiliato la sessualità da San Paolo in avanti. Quel sacerdote è un povero diavolo, fa pena, mi sembra una piattola demoniaca. E poi perché non intervistare un prete italiano? Io frequento saune gay, ed è pieno di preti gay, c'è anche un Cardinale. Ieri ho ricevuto la confidenza di un giovanotto che è stato abbordato da un prete proprio in piazza San Pietro, durante la veglia per Wojtyla".
Capezzone, pensa che la chiesa sia davvero sessuofoba?
"Credo che la sessuofobia sia l'altro volto della sessuomania. La gerarchia ecclesiastica si comporta così perché ha terrore del sesso, ne è terribilmente ossessionata".

Aggiunge Busi: "Io non credo che la sessualità non sia centrale in una persona, soprattutto se è un maschio. La sessualità degli uomini può essere orientata in base a una particolare situazione sociale in cui una persona si trova, come quando si è in galera".
Amicone: "Non credo che, come dice Busi, il cristianesimo sia la negazione della sessualità: il cristianesimo è l'esaltazione di tutto ciò che è umano e quindi anche di ciò che concerne il sesso".
Busi: "Basterebbe leggere "Storia criminale del cristianesimo" di Karlheinz Deschner, che tra l'altro non è stato recensito da nessuno in Italia: racconta le barbarie della chiesa cattolica, dall'omofobia alla conquista del Messico, la chiesa è una banda di gangster. Papa Ratzinger, che ha militato nella Hitlerjugend, ha molte più cose da farsi perdonare da noi, che noi da lui. La chiesa ha reso l'essere umano più infelice di quanto non fosse prima".
La parola ai politici.
Elisabetta Gardini: "Sono sconcertata da questa presa di posizione di Busi. E poi sono sempre colpita da questo sciorinare un sacco di preconcetti e luoghi comuni sul mondo cattolico. Quando il celibato lo si chiede ai preti buddisti nessuno fa una piega, se lo si chiede ai preti cattolici è uno scandalo. C'è un'attenzione eccessiva verso il rapporto tra la Chiesa e il sesso, e così facendo ci allontaniamo dal dare un senso alla vita".

Capezzone: "Io sono impressionato dal documento della Chiesa. Entro nel dramma di una persona che vorrebbe servire la sua chiesa e il suo Dio e si trova la porta sbarrata. L'avete letto il documento? Come si può accertare se una persona ha una tendenza omosessuale radicata da tre anni? Che inquisizione è? È la prima volta che non si condanna un atto impuro, ma una condizione che viene considerata impura. Ma la cosa che mi fa più vergogna è che in questo modo si fa l'equazione tra omosessualità e violenza sui minori: il Vaticano fa trapelare che siccome ci sono stati degli scandali di abusi sessuali da parte di preti pedofili, allora bisogna impedire ai preti omosessuali di avere a che fare con i bambini ed educarli. In questo paese, quando si parla di pedofilia, si nasconde un dato del Censis: su 100 violenze sessuali nei confronti dei bambini, 90 avvengono in famiglia, 8 a scuola, in parrocchia, in luoghi di vita sociale, e solo 2 da parte di estranei. Io dico, apriamo gli occhi sulla realtà".
Leonardo Ranieri è stato testimone di Geova per trent'anni, ha sempre negato la sua omosessualità, poi, quando si è dichiarato apertamente, lo hanno cacciato, nonostante fosse diventato una personalità di spicco all'interno dell'organizzazione. "Sono consapevole della mia omosessualità da sempre. Mi sono sempre chiesto come mia madre non lo abbia mai capito. Mi sono fidanzato per finta un paio volte, poi, prima del matrimonio, scappavo. Quello che ho fatto per 30 anni, l'ho fatto perché ci credevo. Poi, nel momento in cui sono venuti a mancare dei valori umani all'interno del gruppo, ho deciso di esternare la mia omosessualità, così sono stato espulso. Il primo tribunale interno mi aveva assolto, ma poi la seconda volta, quando ho portato avanti la mia omosessualità sono stato cacciato. Le conseguenze dell'espulsione sono state terrificanti da un punto di vista psicologico, e ho anche perso il lavoro".

Busi: "Questa persona è stata cacciata perché ha ammesso di essere omosessuale, non per esserlo effettivamente. Comunque hanno fatto benissimo a cacciarla, perché non esiste peggiore perversione di un omosessuale credente".
Replica Ranieri: "Non sono d'accordo, si può essere credenti ed essere omosessuali, però non credo si possa rivestire un ruolo ufficiale all'interno di un'istituzione religiosa perché si ha una responsabilità educativa".
Capezzone: "C'è un altro capitolo che va aperto: se noi non tolleriamo la Sharia, ovvero l'ingresso delle leggi religiose all'interno della vita civile, non vedo perché qui lasciamo che Ruini entri a gamba tesa nella vita civile. Il problema è anche quello dei politici che si genuflettono alla Chiesa, che sono contro il divorzio e poi hanno due famiglie, che sono contro le droghe e poi se entra un cane antidroga a Montecitorio, è il cane ad arrendersi".
Amicone: "Busi dovrebbe ringraziare il cristianesimo, nonostante tutti i suoi errori: se fosse in un posto del mondo dove non c'è il cristianesimo, come la Cina o l'Iran, ad esempio, lo avrebbero già condannato a morte. Negli ultimi due secoli, quando il problema sembrava essere solo quello di liberarci dal cristianesimo, sono stati fatti milioni e milioni di morti. Se voi foste a capo della Chiesa della libertà non ci sarebbe posto per nessuno, perché tutti i rivoluzionari e i libertari hanno creato semplicemente il deserto. È evidente che questa fobia anticlericale nasce perché la Chiesa non si adatta e non adotta la sua morale al business e alle mode. La Chiesa dice che non si può usare l'uomo come merce, e ha una lunghissima storia di tutela della dignità umana. Busi, invece, ha una pulsione totalitaria".
Ranieri, cosa pensa di questo dibattito? Cosa gli ha lasciato?
"Sinceramente non so cosa pensare. Ho chiesto delle cose a Dio e non sono arrivate delle risposte. Forse ho truffato delle persone, forse ho truffato la mia coscienza. Dopo questa trasmissione so solo che c'è un caos terribile nella vita di tutti noi. E io che pensavo di essere l'unico pazzo..."

giovedì 9 marzo 2006

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