MicroMacroLink: cinema e realtàRocky torna sul ring
del Ladro di Biciclette
stampa l'articolo - invia ad un amico La testa gli trottola. Le ossa gli duolono. Si sente scombussolato e psichedelisfatto. L'incazzatura ingigantisce. I ring non sono più luoghi solinghi che sciolgono melliflui gli occhi dello spettatore, diventano un ritorno a casa. Alla scomparsa di qualcosa di solido, di tondo - l'amata e compianta Adriana -, sciolto l'abbraccio con il tutto, persa l'aderenza totale con le cose (Rocky è poco più che un videogame), il campione si mette sulle tracce di un avversario; alla ricerca, per la sesta volta, di una figura che certifichi una salda collocazione nel mondo. Parallelamente il film rimane ad agitare meccanicamente le mani, si disperde frenetico nella coazione a ripetere del gesto orfano del suo oggetto d'amore e di odio. Assistiamo ad uno sfaldarsi di stracci, marcire di assi, di organico in decomposizione. Mentre il volto di Stallone si riempie progressivamente di escoriazioni, di lividi, di segni. Per ogni pezzo di mondo (e di cinema) che scompare così come lo abbiamo conosciuto, si apre una ferita dolorosa nel corpo e nell'anima. mercoledì 26 luglio 2006 Ogni autore è pienamente responsabile del contenuto delle sue opere. |
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