MicroMacroLink: cinema e realtàSkaters: ribelli taglia extralarge
di Enrica Papetti
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Downhill, flips, slides. A qualcuno queste parole potrebbero risultare sconosciute o del tutto incomprensibili, ma per la tribù che "skata" sono d'uso quotidiano. Tantissimi sembrano essere gli adolescenti che amano praticare lo skateboard, considerato non solo un puro divertimento un po', se vogliamo, fuori dalle righe, ma anche e soprattutto un "modus vivendi", uno stile di vita alternativo ed anticonformista. Adolescenti, come il sedicenne Alex, protagonista di Paranoid Park di recente uscita nelle sale cinematografiche, al quale non manca nulla, eccetto una guida che possa aiutarlo nella sua esistenza. Ma come nasce la passione per lo skateboard e soprattutto che cosa rappresenta per le giovani generazioni? Innanzitutto, la parola skateboard (tavola con quattro ruote) è composta dalla parola "skate" pattino e "board" tavola. Questo è ciò a cui pensiamo quando ci capita di osservare da vicino questo attrezzo. Se, invece, lasciamo navigare un po' di più la nostra fantasia, allora questa tavola diventa sinonimo di acrobazie mozzafiato, di adolescenti che si ritrovano in diversi punti della città per "skatare". Le origini di questo "sport" sono da far risalire agli anni '60 in California. Furono, infatti, i surfisti della West Coast i primi ad utilizzarlo come "alternativa terrestre" al loro sport. Nella seconda metà degli anni '70, lo skateboard si diffonde anche in Europa, tanto da far esplodere una vera e propria moda che è proseguita e prosegue tutt'ora nel tempo. In Italia questo sport arriva nel 1977, dopo un servizio televisivo del programma "Odeon", rubrica di spettacolo e curiosità dal mondo. Si diffonde dapprima nelle grandi città del centro-nord e successivamente in tutto il territorio nazionale. L'inverno del 1977 registra un autentico boom di vendite. Per la grande pericolosità dovuta alle numerose strade in discesa, Genova è la prima città a vietare gli skateboard con grande disappunto dei ragazzi e grande contentezza dei vigili urbani. Lentamente, però, tale sport riacquista visibilità e rispetto, fino ad essere riconosciuto dal Coni. Perché? Perché "skatare" non è solo uno sport, ma è anche e soprattutto un modo di vivere la vita anticonformista. A far passare questo messaggio tra i giovani sono stati, in particolare, i media, giornali e tv che hanno fiutato il buon odore del business pubblicitario. Oggi come oggi, "skatare" continua ad essere un'attività "stradaiola", in cui vengono utilizzate le strutture urbane per eccellenza (marciapiedi, scale, gradinate, ecc...). E' evidente che, in questo modo, molti adolescenti violano le leggi e, di conseguenza, si pongono in maniera antagonistica rispetto alle forze dell'ordine. Ecco perché "skateboard" diventa sempre più sinonimo di anima ribelle, un'espressione di vita alternativa che, grazie alle acrobazie, toglie banalità alla routine quotidiana. "Skatare" significa avere uno spirito indipendente, che non ha paura di immergersi nella più cruda realtà. Alcuni skaters affermano che se non sei dentro questo sport, non lo puoi capire fino in fondo, poiché a chi lo pratica offre la possibilità di vedere le cose in maniera poco convenzionale e molto originale. Praticare lo skateboard significa anche avere un abbigliamento particolare adatto alle esigenze di tale sport e conoscere uno slang del tutto estraneo ai non addetti ai lavori. Pantaloni larghi, scarpe da ginnastica con tomaia rinforzata nella punta, magliette extralarge ed accessori vari sembrano essere i preferiti dagli skaters. Tutto questo, infatti, permette loro di fare i tricks, ovvero le acrobazie come ad esempio saltare facendo rimanere la tavola attaccata ai piedi, il kickflip, facendo roteare la tavola con l'avampiede, oppure il manual ovvero la famosa impennata. martedì 18 dicembre 2007 Ogni autore è pienamente responsabile del contenuto delle sue opere. |
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