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MicroMacroLink: cinema e realtà

Sorrisi & Cazzoni

del Ladro di Biciclette

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Ve la ricordate Julia Roberts mentre si abbassa a fare un pompino a Richard Gere lanciando occhiate divertite alla televisione?
Sono passati sedici anni da Pretty Woman e molte cose sono cambiate. Belle o brutte ci sono passate tutte le star. E quando Hollywood si spoglia, "con chi" è fondamentale, ma "dove" non è da meno.

Sesso sfrenato o sesso domestico? Tra le lenzuola o sul tavolo della cucina? Meglio con Banderas o con Brad Pitt? Forse è rimasto davvero poco nell'immaginario dello spettatore ma, stando ad alcuni sondaggi, le battute effetto-viagra che sollecitano l'immaginazione rappresentano, più di ciò che viene mostrato, il sogno proibito degli italiani.

Il dialogo più amato è quello che vede coinvolti Andie McDowell e James Spader in Sesso, bugie e videotapes di Steven Soderbergh:
Ann: «Ti ho pensato. Tu hai pensato a me?»
Graham: «Si»
Ann: «Cosa hai pensato?»
Graham: «Ho pensato a come sei quando hai un orgasmo»
Ann: «Credo che mi piacerebbe sapere come sono quando provo un orgasmo... Ci riusciresti? A far provare un orgasmo a una donna?»
Graham: «Si»
Ann: «Lo faresti per me?»
Graham: «No»
Ann: «Perché no?»
Graham: «Perché non posso»
Ann: «Non puoi o non vuoi?»
Graham: «Non posso perché non voglio»

Parole, parole, parole...

E quando non ci si annoia con vocaboli o pose ammiccanti, arrivano forbici, coltelli e tagliacarte della censura. La censura è uguale per tutti: capolavori e bufale, autori e artigiani, divi e comprimari. Le sue forbici hanno lasciato sul terreno metri di pellicola e scampoli di storia del cinema. Basic Instinct 2 insegna.

Volete alcuni esempi meno recenti?
Il Dentista (1932) è un irresistibile corto di 21 minuti firmato Leslie Pearce e scritto dal suo protagonista, il grande W.C. Fields. Dopo la prima uscita nel 1932, ebbe seri problemi di censura e sparì nel dimenticatoio. L'approccio del dentista che per estrarre un dente a Elise Cavanna assume pose in stile Kamasutra, fu giudicato inaccettabile. Non aiutava la presenza di Fields, noto per le sue provocatorie dichiarazioni del tipo: «Chiunque odi cani e bambini non può essere del tutto malvagio».
Dal King Kong del 1933 fu tagliata la scena in cui la bestia delicatamente spoglia la sua bella e poi si annusa le dita.
Si potrebbe continuare a lungo citando I diavoli (1971), La ragazza del peccato (1958), Il segno della croce (1932), Il disprezzo (1963), Ecco l'impero dei sensi (1976), Io, Calligola (1980). Non hanno potuto esimersi dal vieto anche grandi film come Ben-Hur e Psyco. Per fortuna la censura italiana ci ha lasciato il bacio saffico fra le seducenti Sarah Michelle Gellar e Selma Blair in Cruel Intentions (1999), tagliato invece oltreoceano.

Il sesso è sempre stato l'oscurato oggetto del desiderio sul grande schermo.
Per questo non si può scordare un'opera disturbante ma anche molto affascinante come Guardami (1999) di Davide Ferrario. Il regista e sceneggiatore non lo considera un film "sul" porno: «E' la storia di una pornoattrice». Non si tratta di un film su un fenomeno, ma della vita di una persona, di un essere umano. Il che non significa che nel film di sesso non ce ne sia o sia filtrato da gelidi intellettualismi alla Romance o Closer, tanto per non fare nomi.
Sesso ce n'è molto, assolutamente esplicito e per certi versi "neo-realista".
Ferrario afferma: «E' vero, all'inizio dell'idea di fare Guardami c'è Moana. Un'idea - o forse un sentimento - cresciuta un giorno di pioggia, qualche anno fa, leggendo della sua morte sui giornali. La folgorazione al pensiero di quel corpo solare, amato, fantasticato, in qualche modo invincibile - costretto alla malattia e alla morte, ma in questo modo reso ancora più irraggiungibile, pressoché santo. Da qui il progetto di fare un film sul corpo, laico e spudorato, in cui la spudoratezza non fosse solo nei dettagli anatomici ma nella voglia di dire che siamo quello che siamo, carne dentro la carne, senza prima né dopo, qui e adesso. E che tutto questo ha una forza che la morte non spegne, ma soltanto cambia. La vita continua, nonostante - o forse soprattutto grazie a - quelli che se ne vanno».

Credo fosse Zavattini a dire che per andare al lavoro gli sceneggiatori devono prendere il tram. Intendendo che le storie si devono nutrire di vita vera, delle cose così come sono e non delle idee a priori e dei pregiudizi che abbiamo. Perciò anche Ferrario ha preso il suo tram e si è imbarcato in una ricerca durata circa un anno tra set porno, redazioni di riviste hard, locali per scambisti, fiere del sesso.

«Lasciatemi anche confessare che non sono un erotomane o un cultore del genere. E non lo dico per salvarmi l'anima, soprattutto perché all'anima - come avrete forse intuito - non ci credo. Il porno mi interessa perché, in questa società, il sesso è dappertutto. E' un'ossessione che corre nell'immaginario comune - spesso coniugata all'idea di successo e di ricchezza».
In effetti, cosa ci capireste dell'ultima campagna Yves Saint Laurent o Chanel Couture se non che la bellissima Nicole Kidman serve a farti comprare più profumi possibili pensando che compri lei o almeno il suo odore? Il sesso serve per vendere - e da questo punto di vista il porno è rimarcabilmente sincero, perché alla fine nell'hard-core non c'è truffa, il sesso non vende altro che se stesso.

In verità, contrariamente a quanto si può sospettare, l'hard non è un mondo chiuso. E' certamente un mondo a parte, che si autoprotegge (da un punto di vista giudiziario, la produzione di pornografia è illegale, in Italia: ma siamo anche lo stesso popolo che ha mandato Cicciolina in parlamento).
Inoltre, tutti quelli che fanno il porno possiedono un esibizionismo verbale non dissimile da quello anatomico. «E' facile stare a parlare con loro», dice Ferrario. «Anche se, per esperienza, non c'è da credere a tutto quello che dicono. Allo stesso modo in cui, davanti a una macchina da presa, lo fanno davvero, ma non sono certo "loro" come sono nella vita reale».

L'esperienza del regista ha avuto il suo punto più intenso in una settimana passata a Budapest, nel 1998. Budapest è diventata la capitale europea della pornografia. E non occorreva guardare l'Hostel di Eli Roth per rendersene conto. Un po' come Roma, nel dopoguerra, si era trasformata nella mecca delle produzioni americane. E per le stesse ragioni: scenari bellissimi, costo della vita irrisorio, maestranze competenti e - soprattutto - molte ragazze belle e disponibili a seguire l'esempio della loro compatriota Ilona Staller. Perché? Per un motivo banale quanto evidente. In un giorno di lavoro possono guadagnare quattro volte la paga mensile di un operaio.

Il porno, infatti, è principalmente un lavoro.
Se pensate che sia un luogo di trasgressione e oltraggio, siete fuori strada.
Come un giorno ha mirabilmente e orgogliosamente sottolineato Alex Mantegna, stallone emergente: «Qui siamo tutti professionisti».

In questa prospettiva il porno offre però una galleria indimenticabile di immagini surreali. A cominciare dalla più comune, quella dei maschi che, per conservare la loro preziosissima erezione, si masturbano continuamente, magari mentre stanno parlando con te della partita Italia-Ghana o del mutuo della casa.

«Un giorno osservavo i preparativi di Olivia del Rio, una stella brasiliana, prima di una scena "anal". Ometto i dettagli (e forse non voglio nemmeno ricordarli): ma certo non dimentico il suo gesto prima di accucciarsi. Olivia si fece il segno della croce. La sua fede era più che sincera, il gesto autentico. Ho pensato allo scandalo che avrebbe potuto creare una scena simile in Guardami. Alla fine non l'ho messa nel film perché - come talvolta accade - la vita vera, al cinema, sarebbe sembrata una cattiva sceneggiatura».

Dalle affermazioni di Ferrario vengono in mente alcune domande.
Innanzitutto: qual è la percezione del corpo offerta oggi dai media ai loro consumatori? Come mai il sangue e lo sperma al cinema non ci impressionano ma ne abbiamo invece una paura fottuta nella vita reale? Scusate la virata verso la sociologia, ma, a tutti gli effetti, quella consumista è una cultura che rifiuta la morte e il dolore. Il cinema normale nasconde il corpo e le nostre fobie nei confronti di questo con un ben preciso senso del limite, lasciando invece la più totale licenza alla pornografia (quella vera), l'effetto speciale che serve a esorcizzare i tabù del sesso.
Anche l'hard-core delega l'immediatezza della pulsione sessuale (serve a farlo venir duro in mancanza di uno stimolo reale, in assenza o in sostituzione di una persona): ed è perciò una manifestazione perfettamente adeguata alla contemporaneità. Il gioco si fa poi ancora più subdolo e intrigante quando l'immagine diviene il motore primario della libidine, col risultato che la gente - soprattutto i giovani, pare a Ferrario - non sa più bene che farsene della carne che si porta addosso. Ma qui il dibattito è aperto...

La pornografia - come la violenza - è perciò tollerabile (anzi, spesso necessaria) finché si limita a un gioco di finzioni, come una partita di pallone ha le sue regole ben scritte.

Se vi aspettate di capire un film come Showgirls (1995) sul discrimine porno/non porno, finite per smarrirvi - come uno che si ostina a cercare di afferrare dei vocaboli inglesi da uno che parla tedesco.
Ma se saprete apprezzare un genere che ha il vezzo della scopata vi ritroverete in un festival allegorico e di meraviglia in cui a vincere è chi realmente "può dare di più"!

(Dialogo tratto dal film Crash, 1996, di David Cronenberg):
Catherine: «Dev'essersi scopato un sacco di donne in quella macchina. E' come un letto su ruote. Deve puzzare di sperma»
James: «Si, infatti»
Catherine: «Tu lo trovi attraente?»
James: «E' molto pallido e pieno di cicatrici»
Catherine: «Però ti piacerebbe fartelo... in quella macchina»
James: «No. Ma... quando è in quella macchina...»
Catherine: «Ma tu gliel'hai visto?»
James: «Credo sia pieno di cicatrici. Pure un incidente in motocicletta...»
Catherine: «E' anche circonciso. Te lo immagini come dev'essere il suo culo? Descrivimelo! Ti piacerebbe sodomizzarlo? Ti piacerebbe metterglielo dentro, nel culo, e continuare a spingere? Dimmelo! Descrivimi tutto! Dimmi che cosa gli faresti. Ti piacerebbe baciarlo in quella macchina? Raccontami come lo prenderesti e gli sbottoneresti quei jeans lerci, tirandoglielo fuori. Glielo baceresti o glielo succhieresti subito? Con quale mano... Con quale mano lo terresti? Hai mai succhiato un cazzo? Lo sai che sapore ha lo sperma? Hai mai assaggiato lo sperma? Alcuni sono... sono più salati di altri. Lo sperma di Vaughan dev'essere molto salato»

mercoledì 14 giugno 2006

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