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MicroMacroLink: cinema e realtà

Il mio amico Superman

del Ladro di Biciclette

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Agli spettatori d'oggi, usi alle meraviglie de La Sposa e alle gesta di Neo, i poteri di Superman possono apparire ingenui. Eppure l'illusione del "volo", Krypton-Metropolis andata/ritorno, te la sa regalare solo lui: l'uomo d'acciaio.
Bill-David Corradine, nella sequenza con il dialogo sui fumetti di Kill Bill 2, spiega che la filosofia di Superman è superiore a quella di Batman e Spider-Man, perché il superuomo, creato da Siegel e Shuster, è l'unico personaggio a esprimere la sua vera identità come supereroe quando ha il costume rosso-blu con la S sopra. L'unico ad avere come alter ego qualcosa che assomiglia all'uomo. "Batman è Bruce Wayne, Peter Parker è l'Uomo Ragno, Superman è nato Superman... Clark Kent è il modo in cui Superman ci vede. Rappresenta la critica di Superman alla razza umana...".

Clark Kent è la risposta alla domanda "Perché amiamo e perché detestiamo la vita". In superficie, il destino di Superman è il destino del pianeta perché quel che capita a lui finisce per ripercuotersi nel resto del mondo, magari su scala accresciuta. L'economia statunitense condiziona gli scambi nei cinque continenti; la direzione politica della Casa Bianca determina quella di alleati e avversari; gli sviluppi tecnologici di Silicon Valley cambiano regolarmente il panorama delle nostre pratiche quotidiane; cinema e televisione riflettono ovunque decisioni prese a Hollywood o a Burbank. Allo stesso modo, quando Superman si ammala a causa della "kryptonite sintetica", l'uomo taglia il cordone ombelicale che lo lega al mondo e se ne vanno anche cuore e polmoni. Ne consegue allora che quale destino attenda il superuomo ci riguarda tutti; quale direzione prenderà la Casa Bianca e quali condizionamenti saranno imposti dalle multinazionali americane o dall'industria hollywoodiana dello spettacolo determinerà il nostro ambiente sociale o culturale. Con la sola differenza che nel caso di Superman è opportuno giocare il ruolo dell'eterno bambino, intrappolato tra folate di vento scaturite dallo sfogliare di comics-pagine e la realtà aliena tanto peggio, tanto meglio della fantasia. Quelli fra noi che decideranno di chiamarsi fuori da tutto ciò e sceglieranno un "esodo" più o meno bucolico dovranno ridurre a zero il contatto con i propri simili (compreso Clark Kent) se vorranno evitare di vivere loro malgrado in un mondo comunque fumettistico. Assumendo dunque che Superman in realtà non esista (come entità singola) ma ci sia invece, al suo posto (in quello che si crede essere il suo posto), un incerto equilibrio fra tendenze contrarie e destini avversi, le modalità di evoluzione dell'equilibrio sono per ciascuno di noi di importanza capitale; e qualunque sia pur minimo ruolo ciascuno di noi possa avere per influire su tali modalità vale la pena di giocarlo, perché così facendo si influirà anche sul proprio destino.
Per giocare questo ruolo, è necessario farsi amico Superman ed ignorare Clark Kent. Sempre.

sabato 19 agosto 2006

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