MicroMacroLink: cinema e realtàA Twin Peaks i gufi non sono quello che sembrano
di Luca Alessandroni
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Leggendo un albo di Dylan Dog scoprii che il corpo umano può essere l'involucro di uno spirito alieno finito sulla Terra. Qualche anno prima Umberto Eco mi aveva insegnato che l'anima è fatta di impulsi radio che sopravvivono alla nostra morte stampandosi su un altro supporto. Prima ancora David Lynch, per bocca del Gigante Buono, mi disse che i gufi non sono quello che sembrano. Messaggio confermato dal ceppo, che quindi non è solo un pezzo di legno. Il gufo è un rapace notturno dagli occhi grandi e il becco adunco che, nei boschi di Twin Peaks, può nascondere uno spirito irrequieto e sanguinario. Come l'animale, anche l'uomo da esso rappresentato è solito appollaiarsi sul legno osservando con sguardo ipnotico e penetrante. Il gufo è un'interfaccia, il confine tra due mondi: quello metafisico delle Logge e quello reale dell'ipocrisia. Gli alberi non vedono ma ascoltano. Parlano al momento giusto per bocca di medium coscienti, predicano la calma e cercano di salvaguardare l'equilibrio tra Es, Io e Superio. Ci riescono fino a quando il gufo non si stacca dal ramo, prende il volo e diventa malattia. Cioè Bob. venerdì 20 luglio 2007 Ogni autore è pienamente responsabile del contenuto delle sue opere. |
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