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MicroMacroLink: cinema e realtà

Venezia puttana!

del Ladro di Biciclette

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Siamo sempre lì. O qui. Ogni settembre, puntualmente, ci ritroviamo a Venezia con l'illusione di ricavare dalla Mostra del Cinema alcune indicazioni importanti sul futuro delle visioni che ci aspettano. Lì a discutere di pianisequenza e di estetiche digitali, del sarà meglio Bobby oppure The queen, di cinema non-riconciliato e di immagini-mondo, di organigrammi istituzionali e di selezioni più o meno condivisibili. Lo faremo anche quest'anno, magari con un occhio più guardingo del solito (c'è un sito, una rete, un'utenza...) e più attento a cogliere e a denunciare i guasti che la nuova videocrazia sta producendo sugli assetti del nostro cinema. Atteggiamento legittimo, ma - oggi più che mai - non sufficiente. Forse, persino fuorviante. Perché i rapporti di forza sul terreno del visibile (e l'uso del visivo ai fini del dominio) quest'anno si struttureranno e si articoleranno davvero altrove, lontano da Venezia e dal bla bla mediatico che puntualmente si accende attorno alla rassegna veneziana.

Fine primo tempo.
Secondo tempo.

Lontano dove? E' presto detto. Nelle mille telecamere che arroganti gerarchetti di regime stanno piazzando nella città del Nord (per ora...), lungo le strade e le piazze di tutti, con l'intento dichiarato di spiare la vita di cittadini ridotti a sudditi e di costruire sulla visibilizzazione del vissuto la forma più subdola e pericolosa di un nuovo stato di polizia. O nel segreto degli atti notarili che hanno trasferito le sale cinematografiche di "Vichi" Vittorio Cecchi Gori nelle mani di qualche altro grande monopolista (indovinate chi?), sempre più trasformato in giudice unico di ciò che potremo vedere e non vedere al cinema (e non solo...). O nel degrado visivo che travolge la tv (quella di Stato come quella privata), senza che nessuno (a parte la nostra redattrice Diazepina) levi la voce per urlare il proprio rifiuto. Ancora una volta, e forse più di ogni altra volta, i destini del visibile passano per il non visibile, dentro pratiche o percorsi che il nostro occhio cinefilo fatica a cogliere e a leggere, ma che feriscono e ingabbiano quel che resta della nostra coscienza civile.

Siamo ancora lì, davvero. Cioè sempre qui. Di fronte a uno Stato che tratta i cittadini come controparte, distrugge l'idea stessa di giustizia uguale per tutti e sequestra beni e visioni che dovrebbero essere un bene collettivo, trasformando Venezia in una puttana d'alto borgo.
Sarà dura, ma proveremo a farlo. Ingaggiamo trip-battaglie sniffanti non solo attorno alla resa estetica di un pianosequenza, ma anche sul terreno per noi più infido (oltre che più difficilmente visualizzabile) dell'economia politica.

Fine.

martedì 12 settembre 2006

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