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Le emorroidi dei compañieros

Amici... di Diazepina!

di Diazepina

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Amici... di Diazepina!

Arguti e sagaci lettori, se ciò che vi attizza di più dentro il panorama della vostra desolata e inutile vita è guardare una versione casereccia e burina della serie tv Saranno famosi (serie tv niente male a sua volta tratta dal film Fame di Alan Parker), il programma fatto su misura per voi è Amici, in onda dal lunedì al sabato su Canale 5.

Il programma, che è una sorta di prodotto di sintesi a metà strada tra show in perfetto stile Mediaset e il reality, è stato partorito da una mente spregiudicata. La generatrice del programma è stata definita da qualcuno "il marito di Maurizio Costanzo". Finiti gli indizi. Non avete capito a chi alludo? Non vi interessa sapere chi sia costei? Bene, sappiate che me ne frega meno di voi...

Il mio compito invece è quello di mettervi sull'avviso. Ecco quindi una prima avvertenza. Per vedere qualche minuto di onesto spettacolo vi dovete sottoporre nel corso del programma a visioni che hanno come effetto collaterale quello di inchiodarvi le sinapsi impedendo il flusso consueto dei vostri pensieri. Un po' come quando prendete una sbronza colossale. Pochi attimi di intenso piacere e il giorno dopo vi sentite divelti come un albero di Natale trapiantato su di un vaso in una piazza...

Seconda avvertenza. Dai ragazzi del programma ci si potrebbe aspettare quel tocco strampalato e creativo che è il marchio di fabbrica di molti giovani talenti. E invece ti accorgi che questi "ggiòvani" cadono vittime del più vieto opportunismo e mancano totalmente di un pensiero divergente e artistico.

Veniamo ora all'infimo ruolo a cui sono preposta: l'analisi del programma, che più o meno funziona così. Apparentemente il cuore del reality è dato dalle performance ansiogene o se preferite cariche di pathos ed aspettative dei ragazzi. Solo apparentemente però, perché dietro questo c'è una retro-filosofia o se preferite un retro-messaggio che potrebbe suonare più o meno nel seguente modo: "Tu giovane insignificante che vivi per esempio a Tor Bellamonaca, vai male a scuola o sei disoccupato, hai prospettive di futuro uguali a zero, puoi, tutto sommato, identificarti con questi ragazzi in cerca di gloria... (nella mente a questo punto ti risuonano come echi adagi del tipo: Volere è potere, Se ci credi ce la farai!)".

"Però tu che segui il programma da casa non sai fare un cazz* o se sai fare qualcosa lo sai fare mediocremente, quindi guarda questo programma che magari ti passa meglio e poi compra anche tutta la roba molto trendy che ti proponiamo durante le pause pubblicitarie... e sarai meno frustrato!".

Per quanto riguarda invece lo svolgimento di Amici la cosa è molto semplice. Ogni "ggiòvane" è bravo in una o più discipline ma tutti indistintamente devono dimostrare di essere competenti in varie materie: dal canto al ballo, dalla recitazione alla coreografia...
Si configura una vera e propria scuola dalla quale possono emergere delle star o meglio delle pop star perché il brodo culturale con il quale vengono tirati su gli ambiziosi ragazzotti e le ragazzotte è eminentemente e disgustosamente pop.
Fin qui tutto bene. Le complicazioni arrivano quando allo show con tutto il corollario di sfide, esami di sbarramento, estenuanti prove... si aggiunge il meccanismo del reality. Vediamo allora susseguirsi alle esibizioni le confessioni dei vari concorrenti che si confidano, mettono le loro tumultuose vite in discussione, piangono e si sostengono reciprocamente... Insomma si sputtanano ben bene di fronte alle telecamere.

Poi c'è la giuria, chiamata a decidere in merito alla bravura dei ragazzi. Purtroppo per i telespettatori la suddetta giuria composta da affermati professionisti non limita la sua azione semplicemente a questo. E ad un certo punto, da semplice giuria, si muta in una sorta di tribunale dell'inquisizione pronto ad esercitare il suo sadico accanimento su qualche presunto fallo commesso dai ragazzi.
Quando non è impegnata in questa deprecabile azione le cose non vanno meglio, perché la prestigiosa giuria si profonde in petulanti predicozzi pedagogico-didattici nell'intento eminentemente edificante di far passare l'esperienza del reality per qualcosa di formativo.
Molto meglio allora leggere qualche bel romanzo di formazione... Molto più utile, ma soprattutto, molto più dignitoso!
La stessa cosa devono averla pensata anche gli autori del programma, che infatti hanno inserito (solo una volta alla settimana, altrimenti troppa cultura!) le conturbanti letture di Aldo Busi. Scrittore irregolare Busi, che stimo fino al parossismo e di cui voglio ricordare a mo di omaggio una frase che ritengo molto formativa "Anche per prenderlo nel culo, bisogna avere le palle".

Io invece dico questo. Per schiodare la sinapsi e combinare qualcosa di buono non è necessario andare ad Amici, perché se hai anche un briciolo di talento, lì te lo distruggono.
Tanto meno è necessario guardarlo!

venerdì 15 dicembre 2006

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